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Il dinamismo dell’economia ferrarese a cavallo tra Otto e Novecento

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STORIA DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE FERRARESE (QUARTA PARTE)

Con l’Unificazione della penisola sotto la dinastia dei Savoia, si aprì per la Valle Padana un favorevole ventennio di espansione agricola e di un più vivace dinamismo economico, benché continuassero ancora a persistere diffuse zone di arretratezza. Sulle terre prosciugate dalle bonifiche, che avevano richiamato nel Ferrarese schiere di braccianti e di terrazzieri, incominciò ad insediarsi la grande azienda capitalistica, dedita alla produzione cerealicola su vasta scala e aperta al mercato nazionale e internazionale. Tuttavia, l’inizio dell’industrializzazione, con l’impianto in provincia di mulini a vapore, di zuccherifici e di canapifici, non fece che rimarcare la limitativa stagionalità dell’impiego della mano d’opera: la campagna saccarifera, ad esempio, occupava i lavoratori per non oltre sessanta giorni nell’arco di un intero anno. La conseguenza fu che non venne affatto risolto il problema della disoccupazione, anzi, il fenomeno era destinato ad aggravarsi.
Bisogna comunque ammettere che, alle soglie della Prima guerra mondiale, l’espansione produttiva era stata notevole: la produzione del frumento era passata da poco più di 500.000 a oltre 1.200.000 quintali, la nuova coltura della barbabietola da zucchero si era rapidamente affermata favorendo l’insediamento dei primi stabilimenti saccariferi, la coltivazione della canapa continuava ad espandersi. E da questa positiva contingenza traeva alimento anche l’attività industriale, infatti nel 1914 le imprese industriali della provincia di Ferrara erano diventate oltre milleseicento e occupavano quasi quindicimila lavoratori, di cui circa duemila impiegati nel settore della lavorazione dei metalli e la maggior parte dei rimanenti nelle industrie trasformatrici dei prodotti dell’agricoltura.

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