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Scuola, la divulgazione del sapere
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Giugno, tempo di esami e di bilanci per chi con la scuola fa i conti tutti i giorni. Insegnanti, presidi, alunni, maturandi e “primini”, fra chi la scuola la frequenta, chi la fa e chi la pensa l’inizio dell’estate è un punto di non ritorno. Finiti gli esami, svuotate le aule, si guarda avanti: cosa sarà a settembre? Quanti nuovi insegnanti avranno diritto alla cattedra, chi rimarrà nelle graduatorie, a che punto sarà in “concorsone”, quale sezione chiuderà per mancanza di iscritti? e il caro-libri? e il recupero di matematica?
Questa settimana abbiamo deciso di parlarvi di come vediamo noi la scuola attraverso venticinque articoli raccolti nel tempo, che affrontano il tema da diversi punti di vista ma che raccontano di come la scuola sia soprattutto un mezzo di trasmissione dei saperi.

Tutto il percorso lo si può racchiudere in una sola parola: “aperta”. Perché l’istruzione, e quindi la scuola, devono essere aperte – in tutti i sensi che riuscirete a cogliere. Per tutti noi la scuola è un dato di fatto, nel bene e nel male resta quasi una banalità delle nostre esistenze, eppure non è così. Cosa sarebbe il futuro senza la scuola pubblica? Cosa sarebbe il futuro se i nostri giovani non potessero più imparare le lingue straniere o semplicemente come utilizzare un computer per lavorare?

Perché la scuola non sia mai un tema banale abbiamo quindi scelto di rifarci alle parole di Malala Yousafzai, giovane donna pashtun premio Nobel per la pace nel 2014 che si batte per l’istruzione universale.

“L’istruzione è una delle benedizioni della vita – e una delle sue necessità. Me lo dice l’esperienza dei miei 17 anni di vita. A casa mia nella valle di Swat, nel nord del Pakistan, ho sempre amato la scuola e imparare cose nuove. Ricordo quando io e i miei amici ci decoravamo le mani con gli henna (decorazioni floreali, ndr) per le occasioni importanti. Invece di disegnare dei fiori e motivi geometrici, usavamo le formule matematiche e le equazioni. Avevamo sete di conoscenza perché il nostro futuro era lì, in classe. Ci sedevamo e studiavamo e imparavamo insieme. Adoravamo indossare i nostri grembiuli puliti e stare lì seduti con grandi sogni negli occhi. Volevamo rendere orgogliosi i nostri genitori e dimostrare che potevamo eccellere negli studi e ottenere cose che secondo alcuni solo i ragazzi possono fare. (…) Viviamo nel mondo moderno, nel ventunesimo secolo, e crediamo che nulla sia impossibile. Possiamo raggiungere la luna, forse a breve atterreremo su Marte. Per questo, in questo ventunesimo secolo, dobbiamo essere determinati a far realizzare il nostro sogno di un’istruzione di qualità. Realizziamo uguaglianza, giustizia e pace per tutti. Non solo i politici e i leader del mondo, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte. Io. Voi. È nostro dovere.”

 

Scuola, la divulgazione del sapere – vedi il sommario

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