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Incendio colpisce il negoziante antiracket

IL FATTO
Incendio colpisce il negoziante antiracket

Tiberio-Bentivoglio
Tempo di lettura: 5 minuti

Colpito un’altra volta il ‘ribelle’ Tiberio Bentivoglio, il negoziante antiracket di Reggio Calabria.
Nel 1992 ha messo in piedi con la moglie Enzala Sant’Elia, un negozio di sanitaria e puericultura, e da subito si è rifiutato di pagare il pizzo ai clan della ‘ndrangheta. E’ stato il primo a ribellarsi pubblicamente, denunciando alle forze dell’ordine i tentativi di estorsione, e la criminalità non ha né dimenticato né perdonato.

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Tiberio Bentivoglio

Nella notte fra domenica e lunedì un incendio, l’ennesimo di cui la sua attività è stata vittima in questi anni, ha distrutto completamente il deposito e la merce della Sant’Elia. Secondo quanto riportato dalle testate locali, quando le fiamme sono state domate dalle squadre dei vigili del fuoco, gli uomini della Scientifica hanno trovato fra le macerie un tappo e i resti di una tanica: le indagini sono in corso e sembrano indirizzarsi verso la pista dolosa e quindi verso un atto di intimidazione.

Ferraraitalia aveva parlato di Tiberio Bentivoglio e della sua scelta di legalità nel settembre 2015, in occasione di un incontro di cui era stato ospite a “La Casona” di Cassana: leggi [qui]

da: Coordinamento Provinciale di Ferrara di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Nella notte fra domenica 28 e lunedì 29 febbraio è scattato l’allarme per un incendio di vaste proporzioni che ha completamente distrutto il deposito della Sanitaria Sant’Elia, il negozio che Tiberio Bentivoglio e la moglie Enza gestiscono da anni a Reggio Calabria, nonostante le minacce dei clan.
Le cause del rogo sono non sono ancora certe, ma secondo quanto riportano le prime notizie, gli uomini della Scientifica intervenuti sul posto avrebbero trovato fra le macerie un tappo e i resti di una tanica. Le indagini sono in corso.

Tiberio Bentivoglio ha deciso di non pagare il pizzo alla ‘ndrangheta per la sua attività, inaugurata il 25 aprile 1992: la Sant’Elia, un negozio di articoli sanitari e puericoltura.
A Reggio Calabria è stato il primo a dire pubblicamente no al pizzo. E i clan non glielo hanno perdonato. Da allora si sono susseguite “le punizioni”, come le chiama lui, perché “si arrabbiano quando c’è qualcuno che non si comporta come gli altri e va dai Carabinieri”. In questi anni atti intimidatori, incendi, telefonate minatorie: in tutto sono più di 40 le denunce che ha sporto e sette gli attentati che ha subito, uno persino alla sua vita, nel febbraio 2011, da allora vive sotto scorta.
Nel 2010, anche grazie a Libera e al suo referente regionale Mimmo Nasone, è nata “Reggio Libera Reggio”, un’associazione per il consumo critico che raggruppa realtà commerciali e vuole “sensibilizzare le persone a fare i propri acquisti nei negozi che ci hanno messo la faccia contro il pizzo”.

Il Coordinamento Provinciale di Libera di Ferrara ha conosciuto Tiberio e ha ascoltato la sua testimonianza durante un incontro organizzato a settembre 2015 in collaborazione con la cooperativa sociale Meeting Point.
Tutti i volontari sono rimasti colpiti dalla figura di Tiberio, che ha condiviso con noi la storia della sua scelta di vita, stare dalla parte della legalità, portata avanti a testa alta, con la dignità di chi sa in fondo al suo cuore e alla sua coscienza di aver fatto la cosa giusta.
“È in momenti come questo che bisogna fare fronte comune davanti alla prepotenza criminale, circondando Tiberio ed Enza Bentivoglio con la nostra solidarietà, che può e deve tramutarsi in impegno, generando aiuti concreti per ripartire, ancora una volta, ancora con maggior coraggio”, afferma Donato La Muscatella, referente per il Coordinamento di Ferrara di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
In questo difficile momento il Coordinamento Provinciale di Ferrara di Libera, il Presidio Studentesco Giuseppe Francese e il Presidio Barbara, Giuseppe e Salvatore Asta del Centopievese, vogliono quindi esprimere con forza la propria vicinanza a Tiberio Bentivoglio e a sua moglie Enza, perché non perdano proprio ora la speranza e il coraggio che li hanno animati in tutti questi anni: la battaglia per un’economia e una cultura di legalità è lunga e difficile, ma vale la pena combatterla, non siete soli, noi siamo al vostro fianco.

COORDINAMENTO PROVINCIALE DI LIBERA DI FERRARA
PRESIDIO BARBARA, GIUSEPPE E SALVATORE ASTA DEL CENTOPIEVESE
PRESIDIO STUDENTESCO GIUSEPPE FRANCESE DI FERRARA

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