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L’attentato contro “Charlie Hebdo”, i giornali d’Europa fanno fronte comune

IL FATTO
L’attentato contro “Charlie Hebdo”, i giornali d’Europa fanno fronte comune

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Tempo di lettura: 2 minuti

da Journalists helping Journalist (Ong JhJ, Giornalisti aiutano giornalisti)

Con Le Monde, La Stampa, El País, Süddeutsche Zeitung, The Guardian, Gazeta Wyborcza e
con gli altri quotidiani del progetto «Europa» abbiamo deciso di pubblicare un editoriale comune.

L’attentato contro «Charlie Hebdo» ieri a Parigi, e l’odioso assassinio dei nostri colleghi, inflessibili difensori della libertà di pensiero, non è solo un attacco contro la libertà di stampa e di opinione. È un attacco contro i valori fondamentali delle società democratiche europee.
La libertà di pensare e di informare era già stata messa nel mirino, in questi ultimi mesi, attraverso la decapitazione di altri giornalisti, americani, europei o dei Paesi arabi rapiti e uccisi dall’organizzazione dello Stato islamico.
Il terrorismo, qualunque sia la sua ideologia, rifiuta la ricerca della verità e ricusa l’indipendenza di spirito. Il terrorismo islamico ancora di più.
Rifiutando di cedere alle minacce dopo la pubblicazione, dieci anni fa circa, delle caricature di Maometto, il magazine «Charlie Hebdo» non aveva per niente cambiato la sua cultura irriverente. Allo stesso modo noi, giornali europei che regolarmente lavoriamo insieme nel gruppo «Europa», continueremo a far vivere i valori di libertà e di indipendenza che sono il fondamento della nostra identità e che condividiamo. Continueremo a informare, a fare inchieste, a intervistare, a commentare, a pubblicare e a disegnare su tutti i soggetti che ci sembreranno legittimi, in uno spirito di apertura, di arricchimento intellettuale e di dibattito democratico.
Lo dobbiamo ai nostri lettori. Lo dobbiamo alla memoria di tutti i nostri colleghi assassinati. Lo dobbiamo all’Europa. Lo dobbiamo alla democrazia. «Noi non siamo come loro», diceva lo scrittore cecoslovacco Vaclav Havel, oppositore vittorioso del totalitarismo diventato Presidente. E’ la nostra forza.

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