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Liberiamoci dal Pil, un’altra economia è possibile
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“Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.[…] Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta” (Robert Kennedy, 18 marzo 1968).

Quella appena trascorsa è stata la sesta Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare istituzioni e consumatori sulle strategie e sulle politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Europa. Pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, scuole e università, imprese e cittadini hanno proposto azioni volte alla riduzione dei rifiuti, a livello nazionale e locale: dalla cucina con gli avanzi agli eco-acquisti, dai laboratori di compostaggio con gli scarti organici a quelli di riuso e riciclo per i bambini e gli adulti. In tutto sono state 5643 le azioni validate per questa sesta edizione, che aveva come tema la lotta allo spreco alimentare. Una delle modalità di adesione scelte dall’amministrazione comunale di Ferrara è stata la presentazione dei risultati per il 2013 di “Last Minute Market stop allo spreco!”. Il progetto, attivo a Ferrara dal 2004 e coordinato da Last Minute Market srl – società spin off dell’Università di Bologna, nata da un’idea del professor Andrea Segrè – facilita il recupero di prodotti non commercializzati attraverso la realizzazione di reti locali costituite dalle imprese, dal terzo settore e dalle istituzioni. Nella pratica Last Minute Market diventa perciò un servizio concreto per la prevenzione dei rifiuti e il loro riutilizzo a fini sociali, che applica concretamente i principi del km zero e della filiera corta. A Ferrara, sono una decina le onlus che ricevono beni alimentari con cadenza giornaliera o settimanale da circa 20 esercizi commerciali, fra supermercati e negozi al dettaglio di prodotti da forno e gastronomia, frutta e verdura e altro. Nel 2013, la quantità di prodotti alimentari recuperati è pari a 74.600 kg per un valore economico dei prodotti alimentari recuperati pari a circa 279.000 €.
Ferrara è stata anche il terreno di un altro progetto Life+: l’esperimento di economia circolare “Lowaste-Local waste market for second life products”, costruito sulla considerazione dei rifiuti come base di partenza per una nuova produzione e su una logica di partnership pubblico privato. Partendo da alcuni progetti pilota nel settore del tessile sanitario, degli inerti da demolizione, degli arredi urbani, degli oli e degli scarti alimentari, sono nate vere e proprie filiere circolari che formano il distretto locale di economia verde LOWaste, inoltre si è formata LOWaste for action, la community dei designer, maker, artigiani, cooperative sociali e Pmi che progettano e realizzano i riprodotti.
Ora tocca al distretto di economia solidale, una delle realtà riconosciute e sostenute dalla nuova legge regionale n°19 del 23 luglio 2014 sulle “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”. Produzione agricola e agroalimentare biologica e biodinamica, filiera corta e garanzia della qualità, bioedilizia, risparmio energetico, commercio equo e solidale, gruppi di acquisto solidale e finanza etica, dall’estate scorsa sono quindi tutte realtà riconosciute e sostenute da una legge regionale dell’Emilia-Romagna. Per far conoscere il nuovo testo alla cittadinanza e per raccogliere manifestazioni di interesse da parte degli operatori e delle associazioni locali rispetto alla possibile costituzione di un distretto di economia solidale a Ferrara, il comune e il coordinamento “Verso il Des Ferrara”, con la collaborazione del Creser-Coordinamento regionale per l’Economia solidale Emilia Romagna, hanno organizzato un incontro pubblico al Teatro Ferrara Off. Questa legge è un traguardo importante per il processo partecipativo che ha portato alla sua approvazione: i primi incontri del gruppo di lavoro sono stati dedicati allo sviluppo di un linguaggio comune su cosa significasse ‘economia solidale’, poi si è passati all’elaborazione di una proposta di testo legislativo, ma la peculiarità di questo testo di 8 articoli è che rende l’Emilia-Romagna la prima regione che ha formulato e approvato una legge su questi temi con un processo di condivisione e un dialogo paritario fra le realtà coinvolte e le istituzioni. Il risultato è una reinterpretazione delle politiche economiche locali, sancita nell’articolo 1: “per promuovere lo sviluppo civile, sociale ed economico della collettività, la Regione Emilia-Romagna riconosce e sostiene l’Economia Solidale, quale modello sociale economico e culturale improntato a principi di eticità e giustizia, di equità e coesione sociale, di solidarietà e centralità della persona, di tutela del patrimonio naturale e legame con il territorio e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale”. Inoltre, si attiva l’Osservatorio dell’economia solidale dell’Emilia Romagna, che avrà una funzione di verifica e monitoraggio delle attività del circuito solidale regionale e che per la prima volta dovrà elaborare indicatori di benessere, equità e solidarietà, uscendo finalmente dall’ottica del Pil. Bob Kennedy aveva iniziato il discorso di quel 18 marzo 1968 con queste parole: “Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni”. Tutti questi esempi dimostrano che un’altra economia è possibile.

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