2 Febbraio 2015

IL FATTO
Mosca, la Chernobyl dei libri: in fumo due milioni di preziosi volumi

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 6 minuti

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da MOSCA – Un terribile incendio, divampato nella notte del 31 gennaio, ha colpito la Biblioteca dell’Istituto accademico dell’informazione scientifica sulle scienze sociali (Inion), fondata nel 1918 e con più di 14 milioni di libri, moltissimi testi rari. Partito dal terzo piano, pare per un corto circuito, il fuoco, estinto in più di 4 ore, con oltre sessanta squadre di pompieri, ha letteralmente divorato libri e carte, invadendo 2000 metri quadrati (e facendo crollare il tetto dell’edificio).

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Libri bruciati, immagine che gira sui social network

I russi hanno seguito con interesse e preoccupazione l’evento, sia sulla stampa che sui social network. Su Instagramsono comparse molte immagini drammatiche. Commenti altrettanto preoccupati hanno accompagnato gli eventi che travolgevano questo “custode” della storia russa. Un immenso patrimonio rischiava una vera catastrofe.

I media russi (in particolare Russia Today) hanno subito parlato di “Chernobyl dei libri”, paragone d’obbligo per un disastro di tali dimensioni. Al momento, si pensa che il 15% della collezione (quindi quasi 2 milioni di volumi) sia andato in fumo. Insieme alla storia, insieme alle radici culturali della Russia ma anche del mondo. Il responsabile dell’Accademia russa delle scienze, Vladimir Fortov, accorso sul luogo del disastro con il direttore dell’Istituto, Yuri Pivovarov, ha ricordato la grande perdita per tutto il mondo scientifico, un luogo dove veniva e viene conservato materiale unico al mondo e di cui si ha copia digitale solo in parte.

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Squadre di pompieri in azione

Un disastro. Anche se, fortunatamente, la maggior parte dei volumi sono tenuti nei sotterranei e il terzo piano è quello colpito. Magra consolazione ma almeno la tragedia non è stata completa, il disastro non definitivo. Almeno così si spera (molti volumi soni stati danneggiati dall’acqua e dalla schiuma degli estintori). Resta orribile vedere la carta bruciata, parole volate via, traduzioni sparite, storie scomparse, pensieri volatilizzati, civiltà andate. Volumi che hanno resistito a una storia difficile soccombono al “semplice” e stupido fuoco di un gesto d’incuria umana. Inaccettabile.

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Dopo il risultato delle investigazioni che prenderanno sicuramente un po’ di tempo (si parla di un corto circuito al sistema elettrico, ma non va dimenticato che l’ultima ispezione alla biblioteca, di marzo 2014, aveva evidenziato sette violazioni, comportato una multa di circa 2000 dollari e dato alla direzione il termine del 30 gennaio scorso per sanarle… ironia della sorte…), si dovrà valutare se procedere a un restauro completo o parziale dell’edificio. Certo è che la biblioteca dell’Inion conta quasi 50.000 lettori, 330 impiegati, oltre 30.000 metri quadrati e rappresenta il più importante centro di ricerca in Russia dedicato alle scienze sociali e umanistiche. La seconda collezione di Mosca dopo la biblioteca Lenin.

Ma cosa era ed è questa biblioteca? Vediamolo brevemente, da fonti russe. Nata nel 1918 come Biblioteca dell’accademia socialista, qui venivano conservati e collezionati tutti gli esemplari di ogni rivista, giornale o volantino che venivano stampati. Nel 1936, la biblioteca era diventata parte della Accademia delle scienze dell’Urss come la Biblioteca principale delle scienze sociali. All’inizio degli anni Quaranta, rappresentava già la più grande biblioteca specializzata nel campo delle scienze sociali, con molti fondi e una fitta rete di biblioteche organizzate presso gli istituti dell’Accademia delle Scienze. Cambiamenti significativi sarebbero avvenuti nella biblioteca all’inizio della Grande guerra patriottica (alla fine del 1941, molti volumi erano stati portati a Tashkent ma sarebbero ritornati a Mosca già dal 1943). A partire dal 1946, la biblioteca aveva iniziato il suo ampliamento in maniera alquanto significativa. Durante questo periodo, videro la luce nuovi settori, divisioni e suddivisioni (come quella slava e sulle democrazie popolari europee nel 1949, quella letteraria, nel 1953 e la linguistica, nel 1956). Nel 1969, veniva creato l’Istituto di informazione scientifica sulle scienze sociali, nel 1970-1971 nacquero vari dipartimenti sul comunismo scientifico, la storia e la filosofia. Nel 1970, l’Inion ha iniziato a ricevere documentazione da 115 paesi, tra cui più di 4 mila riviste straniere. L’Istituto ha, allora, iniziato a organizzarsi per fornire informazioni e servizi di biblioteca ai singoli lettori e alle varie organizzazioni. Dal 1972, infatti, lancia il cd. “sistema operativo di diffusione selettiva di informazioni (Sdi)”, con cui, dopo aver letto il contenuto delle riviste straniere, si potevano (e possono) ordinare copie di articoli selezionati. Nel 1992-1993, la difficile situazione economica del paese complica notevolmente il lavoro dell’Istituto. Finanziamenti insufficienti e irregolari, poca valuta estera per l’acquisto di letteratura straniera. Nel 1997, l’Istituto subisce una profonda riforma organizzativa. Il risultato è stato la creazione di servizi sulla base di entità più grandi, i Centri (Sociale e Scienze Umane, Centro per la scienza e dell’informazione, Studi di problemi globali e regionali, il Centro per l’informazione scientifica, Studi di scienza, dell’educazione e della tecnologia).
La biblioteca ha lo status di importanza federale dal 1920, e, per questo, riceve una copia gratuita dei documenti cd. “obbligatori”. Fra i suoi 14 milioni di volumi di testi antichi e moderni europei e asiatici vi sono rare edizioni di oltre 400 anni fa. Raccoglie anche una delle più grandi collezioni di libri in lingue slave del paese oltre che una collezione di documenti della Lega delle nazioni, delle Nazioni unite, dell’Unesco e rapporti parlamentari statunitensi (dal 1789), inglesi (dal 1803) e italiani (dal 1897).

Vedremo il bilancio finale (per ora restano impresse le immagini della devastazione) ma molti, qui, parlano di “dramma e tragedia per la scienza russa”. Io aggiungerei, “per tutta l’umanità”.

Foto RIA Novosti / Vladimir Astapkovich



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L’autore

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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