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racconto di Patrizia Benetti

Sono Mirko, diciassette anni, secondogenito della famiglia Sacchi.
Giordano, vent’anni, è malato, ha bisogno di un donatore di midollo osseo.
Per questo motivo sono nato io, il fratello medicina.
Mi sento un intruso a casa mia.
Papà mi sorride imbarazzato.
Mamma non ha occhi che per il primogenito, lo osserva con occhi colmi d’amore.
Il poveretto soffre. Suda, ha profonde occhiaie, gli mancano le forze.
“Coraggio fratellone, ce la faremo”, gli dico.
“Mi dispiace”, sussurra.
“Non devi”, replico sorridendo.
Un’ambulanza ci porta all’ospedale.
Due infermieri ci accompagnano in sala operatoria.
Ho freddo e paura. Poi l’anestesia.
Mi sveglio intontito. Sono in stanza, nel letto accanto a quello di mio fratello.
L’operazione è riuscita perfettamente.
Giuliano è guarito.
Nostra madre scoppia in lacrime, lo abbraccia, gli accarezza il viso.
Quindi si china su di me, ma io la allontano.
Papà è in piedi, a capo chino, gli occhi umidi.
Stringo la mano a mio fratello.
Lui mi sorride grato.
L’incubo è finito.

Sewn (The Feeling, 2006)

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