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Il futuro non è scritto ma sa già un bel po’ di fritto

Tempo di lettura: 3 minuti

C’è una domanda che ronza in giro ormai da un po’: è possibile che ormai, in questi anni ’20 appena iniziati, gli Stati Uniti d’America stiano andando definitivamente a rotoli?
Le risposte sono poche ma le domande sono effettivamente moltissime.
Trump verrà forse rieletto a novembre per un altro spumeggiante mandato da presidente?
Come si può pensare di sfidare la personificazione dell’assurdo più inspiegabile candidandogli contro uno sfidante che si chiama quasi Joe Bidet?
Kanye West correrà per davvero pure lui per le presidenziali o è questa sua recente boutade, un’altra delle sue infinite boutade?
Queste sono sole le prime domande che ci possiamo fare osservando “il Paese leader del Mondo Libero” dopo 4 anni di presidenza Trump, una pandemia ancora in corso e i soliti cronici “problemi sociali” che “la più grande democrazia del mondo” sembra non aver mai avuto intenzione di risolvere per davvero.
Se mi faccio queste domande mi balenano nel cervello il passato remoto di un Ronald Reagan, il passato un po’ più prossimo di George W. Bush, l’imperfetto di Donald Trump e un futuro che non è scritto ma sa già un bel po’ di fritto (cit.).
Collegando questi tre puntini, devo dire che una rielezione di Trump non mi pare così improbabile.
E se una rielezione di Trump può sembrare fattibile, devo ammettere che anche la candidatura dell’autoproclamatosi “rapper-genio-gesùcristointerra” Kanye West possa sembrare non troppo assurda o almeno: assurda uguale all’ipotesi del Trump 2.
In fondo stiamo parlando di un paese in cui sugli specchietti delle macchine bisogna scrivere una frase che avverte sulle reali dimensioni di ciò che si vede nei poco fa citati specchietti delle poco fa citate macchine.
Che dire?
Che fare?
Niente, sono tempi davvero esaltanti in cui vivere addentrandoci sempre più in qualcosa che somiglia per davvero all’Apocalisse di cui un tempo si parlava con una leggera ironia.
L’importante è non perdere la passione, la forza della lucidità e – soprattutto – quel sano spirito che consente di scrutare nell’abisso per poi scatarrarci dentro, tenendosi ben pronti in caso nel caso in cui le cose, come fortunatamente avvenne in passato, possano volgere anche solo per un breve attimo “a favore” di noi comuni mortali comunemente a rimorchi di chi ormai da secoli ci rimorchia nel suddetto abisso.
Buona settimana.

The Voice of America/Damage is done (Cabaret Voltaire, 1980)

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