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Il Laboratorio di Studi Urbani di Unife presenta la Mostra e Ricerca “Tutti a casa”

Tempo di lettura: 2 minuti

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

“Marginalità urbane. Fare ricerca con una macchina fotografica”. E’ questo il titolo dell’appuntamento che si terrà mercoledì 26 marzo dalle ore 14.15 alle ore 18 al Polo Didattico degli Adelardi, (via degli Adelardi, 33), che rientra nel ciclo di seminari “Sconfinamenti. L’arte in città. La città nelle arti”, organizzato dal Laboratorio di Studi Urbani (LSU) del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara.
L’iniziativa prevede la presentazione della ricerca e della mostra “Tutti a casa”, e vedrà come relatore Giuseppe Scandurra, Antropologo di Unife e Direttore del LSU.
“L’esposizione – spiega Scandurra – è il risultato di quindici mesi di ricerca sul campo, da ottobre 2004 a dicembre 2005, che ho condotto con il fotografo Armando Giorgini. Si rivolge alla società civile e alle istituzioni locali. Da una parte è da intendersi come campagna di sensibilizzazione della conoscenza delle realtà esplorate, per superare pregiudizi e paure dovuti alla difficoltà di comunicazione tra i senza fissa dimora e il resto della cittadinanza. Dall’altra, ha come fine, la produzione di dati e immagini che possono essere utili per l’universo associazionistico che da anni si occupa del problema emarginazione sociale”.
“L’intero progetto – prosegue Scandurra – si è posto come strumento, oltre che di documentazione della condizione dei senza fissa dimora a Bologna, anche di coinvolgimento degli stessi soggetti in attività laboratoriali. Hanno infatti cooperato attivamente alla realizzazione delle immagini. Tutto il progetto è nato, del resto, come laboratorio fotografico destinato in particolare agli ospiti del dormitorio il Riparo Notturno Massimo Zaccarelli, meglio conosciuto come Il Carracci, struttura di accoglienza che è stata chiusa nel dicembre del 2005. Il progetto si propone così anche come iniziativa per la conservazione della memoria di queste esperienze, per mostrare in che modo gli attori sociali in gioco abbiano vissuto la struttura che li ha ospitati e abbiano usufruito dei servizi che la rete Carracci ha offerto loro”.

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