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Era sabato dell’altra settimana, Sabato Santo, il giorno in cui Cristo scende agli inferi, il giorno del silenzio. Penso allora a come quest’ultimo anno ha fermato tante persone, non solo in senso fisico, ma anche come momento necessario per ripensarsi, cambiare abitudini, cambiare progetti. E a come questo non è spesso naturale o semplice, ma ci costringe a toccare le nostre fragilità e paure. Insomma, una vera e propria discesa agli inferi. O “catabasi”, dal greco κατάβασις: “discesa”, formata da κατα- “giù” e βαίνω “andare”; un topos letterario, dunque un archetipo della psicologia che descrive metaforicamente l’esperienza umana.
I vari racconti della letteratura parlano delle diverse sfumature di questa discesa: può accadere per amore, come a Orfeo che tenta di salvare la sua Euridice; per purificarsi, come ad Ercole, che come ultima e più ardua fatica deve catturare Cerbero; per fare memoria e scoprire i disegni futuri, come a Ulisse, che rievoca le anime dei defunti e dialoga con loro; per comprendere le ragioni del proprio peregrinare, come a Enea, che dialoga con l’anima del padre Anchise, e così via.
Comunque sia il nostro viaggio interiore, ne risaliamo con delle nuove consapevolezze; sono esse che ci danno forza per il cammino e, nel senso inverso, salire verso l’alto. Per usare un termine pasquale, per Risorgere.

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