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Il milite dell’utile vs l’utile senza limite.

Se per una volta mi posso rendere utile: provo a rendermi utile.
Da qualche anno avevo iniziato a leggere in giro cose sparse di Mark Fisher ma finalmente, una settimana fa, una mattina in cui ero in giro – vedi te, a seminare curriculum – sono finalmente riuscito a recuperare una copia di “Realismo Capitalista”, il suo primo libro.
Non so bene come definire Mark Fisher.
Leggo però che questo Mark Fisher “è stato scrittore, critico musicale, filosofo e attivista” ed effettivamente, leggendo i suoi scritti, ci può stare.
Una cosa però la so bene: il giorno in cui ho comprato quel libro ho mangiato solo quel libro ma così, in neanche un pomeriggio.
Devo dire che una cosa così non mi capitava da un po’.
“Realismo Capitalista” è uscito in Inghilterra nel 2009 ma è stato stampato in italiano solo quest’anno.
Inizialmente – considerando come tutto quanto corre ancora più veloce da qualche anno a questa parte – mi ero chiesto: ma non sarà un po’ invecchiato, un libro del genere, uscito per di più quasi dieci anni fa?
Risposta: dopo quel mio strano pomeriggio devo dire proprio NO.
Proseguendo quindi questo piccolo spazio-consigli-per-la-lettura – che mi sono cafonamente permesso – mi pare giusto ricopiare questo strillo che sul libro appare in quarta di copertina:
“Non facciamola lunga: questo libro di Fisher, di facilissima lettura, è semplicemente la miglior diagnosi della situazione in cui ci troviamo.
Attraverso esempi presi dalla vita quotidiana e dalla cultura pop, ma senza per questo sacrificare l’intransigenza teoretica, ci restituisce un ritratto spietato della nostra miseria ideologica.”
Chiedo scusa a chi legge se ho sentito il dovere di ricopiare pari-pari ma non avrei saputo esprimermi meglio del simpatico signore che ha scritto questa cosa.
Insomma, lo sanno tutti: io sono un noto imbecille ma non penso proprio che questo si possa dire anche di colui che ha scritto questa roba che io ho ricopiato a fatica, il semprebarbuto Slavoj Žižek.
Poi ognuno la penserà come vuole su Mark Fisher, su questo suo libro, su Žižek e – purtroppo – anche sul capitalismo.
Io per una volta invece sono serissimo e chiudo ripetendo ancora: comprate ‘sto libro o scroccatelo a chi l’ha comprato.
Alla peggio butterete anche voi un pomeriggio dimenticandovi di mangiare ma: ci sono modi ben peggiori di buttare pomeriggi, giornate e anche vite intere.
Cordiali saluti e via col pezzo della settimana.

Slowdive (Siouxsie & The Banshees, 1982)

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