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Il miracolo economico di Trento? Incrociamo le dita…

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C’è freschezza e consapevolezza nei discorsi di Renzi, e quel 40% e oltre ne offre un primo riscontro. Sono gli ingredienti necessari per percorrere i sentieri di un nuovo sviluppo e di una nuova crescita per cui l’Italia sembra finalmente pronta… accelerando il passo verso precisi obiettivi, perché il tempo stringe.
Al Festival dell’economia di Trento poche settimane fa il Presidente del consiglio si è soffermato anche sulle questioni dell’impresa e del lavoro oltre che sul quadro d’insieme e ha nuovamente sorpreso tutti, illustrando dettagliatamente i provvedimenti assunti e quelli che a brevissimo presenterà come vere riforme, dando un’immagine di visione, a breve e medio termine, quasi impensabile per la politica italiana.
Quello che ci è parso di rilievo, oltre al pacchetto riforme, sono l’approccio a nuove politiche industriali, a quel manufatturiero che era stato lasciato languire da troppi anni e che San Matteo ha sviolinato citando: Taranto, Piombino, il Sulcis in Sardegna, l’agroalimentare, e si potrebbero aggiungere i turismi con la cultura, i distretti produttivi di nuova generazione, una nuova chimica e l’ambiente, le nanotecnologie, la banda larga, l’artigianato del lusso e l’attenzione ai territori orientati a milieux.
Sappiamo anche, e ci piace qui sottolinearlo, che moltissimo sta nel progetto Europa 2020 con i suoi 180 miliardi di fondi strutturali cofinanziati e i nuovi strumenti attuativi dei Patti di territorio di area vasta.
Patti da articolarsi in patti territoriali di aree vaste da ristrutturare e riorganizzare, dai contratti d’area di settore e di siti produttivi, al rilancio dei distretti ad elevata tecnologia, dalle aree rurali ed ambientali, ma soprattutto, “Patti per lo sviluppo” da affidare ad una concertata ed operativa cabina di regia e con agenzie di sviluppo in grado di individuare gestioni e governance.
Bastano pochi mesi per indirizzare le progettualità e i programmi, capire quali sono i percorsi della globalizzazione, come essere in una Europa integrata, quali produzioni, servizi e catene del valore costruire e poi partire, anche per fasi, non oltre l’anno dall’idea.
Dobbiamo, però, capire da subito che ci saranno resistenze carsiche e blocchi da molti segmenti sociali: dalla stampa al web, ai media, dalle strutture burocratiche della pubblica amministrazione ai nanismi dei piccolissimi numeri dei Comuni, alle tantissime aziende municipali e oltre.
Cosa dire, infine, se non di una ritrovata speranza e un rinnovato impegno per guardare oltre questo ‘900 e, se non bastasse, correre, serve alzare l’asticella, chiamando tutti ad una politica alta e a fare una vera rivoluzione nei comportamenti.
Forse questo nuovo Pd dovrà essere proclamato “santo subito”, certamente in senso laico (anzi sicuramente finché restano ancora alcuni “grumi” da sciogliere e non pochi giapponesi da convertire), se riuscirà a chiudere con il passato presente e se andrà avanti.
Avanti per correre ed ancora correre, può essere la sintesi ultima del nostro ragionamento e lo si spera condivisibile per almeno la stragrande maggioranza degli italiani che il 25 maggio hanno lasciato un segno in profondità.
Incoraggianti sono state anche le missioni in Vietnam e in Cina. Vogliamo pensare che Trento sia stato il buon viatico. Speriamo porti bene.

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