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Il mondo dell’arte piange Mario Piva, scultore e imprenditore fondò la Stayer

Il mondo artistico e culturale ferrarese piange la scomparsa del maestro scultore Mario Piva che ci ha lasciati in nottata, poco prima dell’alba, dopo una brevissima malattia e a pochi giorni dal suo 88esimo compleanno, che avrebbe celebrato l’8 marzo.
Artista coerente, Mario Piva si è affermato attraverso un ponderato e geniale percorso di crescita, pervenendo via via a un alto livello di maturità con opere che hanno confermato la sua creatività e che lo pongono come uno dei migliori interpreti di una scultura di originale espressione. Numerose le mostre realizzate in Italia e all’estero, a dimostrazione della sua intensa e apprezzata attività. Ha lavorato per lasciare un segno, una traccia importante sul grande libro della vita e dell’arte. Presenta per la prima volta i suoi lavori nel 1977 a Palazzo Ducale di Pesaro per poi approdare al Castello Estense della sua città di Ferrara nel 1978 e al Palazzo dei Diamanti, nel 1987, quindi all’Università di Sarajevo, alla Casa di Raffaello ad Urbino, solo per citare alcuni dei luoghi più significativi. Il 15 ottobre 2005 venne inaugurata la sua tanto amata Collezione, a Ferrara, in via Cisterna del Follo 39, che contiene numerosissime sue opere e che diventerà anche un luogo polivalente con eventi culturali, letterari e musicali.
In permanenza a Ferrara vi sono alcune testimonianze di prestigio: “Il Cavallo” in rame di due metri e sessanta posizionato nella rotonda fra via Kennedy e via Bologna; “L’Abbraccio” in rame, di 4 metri, esposto nel giardino di Palazzo Massari a Ferrara; “Il Cristo” in rame di 5 metri posizionato sul sagrato della chiesa di Tresigallo e donato alla Comunità tresigallese; il Cippo commemorativo nella caserma di Comacchio, con la collocazione di un’opera scultorea alla memoria del giovane carabiniere Cristiano Scantamburlo, ucciso dal malvivente che aveva appena bloccato (anno 2009).
Da ricordare anche la sua figura come industriale, che nel 1958 ha fondato la Stayer, la fabbrica che fa parte della nostra storia ferrarese a pieno titolo, ceduta poi negli anni ’90.

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