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Da: Confcooperative Ferrara.

Michele Mangolini, il neo presidente eletto per acclamazione di Confcooperative Ferrara “Ho raccolto un buon testimone, una Associazione sana, forte e unita che negli anni ha saputo distinguersi per sobrietà e valori”.

Lunedì scorso, nella Sala D’Onore della Pinacoteca Nazionale di Palazzo Diamanti si è svolta l’Assemblea Congressuale di Confcooperative Ferrara. Il neo presidente, che raccoglie il testimone da Roberto Crosara è Michele Mangolini, 52 anni, di Bosco Mesola. Presidente della cooperativa agricola Casa Mesola, Consigliere di Conserve Italia, APO-CONERPO, OP Grandi Colture, AGRITEAM e Vice-Presidente di Naturitalia, del Consorzio dell’asparago verde di Altedo IGP, del Consorzio Cafer – Cooperative Agricole Ferraresi Riunite.

“Ringrazio Roberto Crosara per il lavoro svolto in tutti questi anni. Ho raccolto un buon testimone, una Associazione sana, forte e unita che negli anni ha saputo distinguersi per sobrietà e valori. Un ottimo punto di partenza e lo ringrazio per questi 10 anni di impegno. Oggi, quindi, non si compie una ri-partenza, come spesso accade quando si cambiano i vertici, ma è un continuare nel solco tracciato. Siamo al servizio delle nostre cooperative. Vogliamo parlare con tutte le rappresentanze economiche, nessuna esclusa, soprattutto nel settore agricolo, tutte le istituzioni e la parti sociali. Ci sentiamo pronti per dare un contributo importante allo sviluppo del nostro territorio. Confcooperative ha tante anime, ma siamo un’unica unità. Ed è questa la nostra forza che sono stato chiamato a rappresentare, e di questo sono davvero grato. Per me è un onore presiedere da oggi questa Associazione” afferma Mangolini che guiderà un consiglio provinciale formato da 19 persone: Francesco Ballarini, Ramona Bandini, Chiara Bertolasi, Bruno Binelli, Michele Brunelli, Bulzoni Roberto, Paolo Cazzola, Roberto Crosara, Michele D’Ascanio, Nicola Folletti, Roberto Grechi, Alessandro Mazzetto, Alessandro Menegatti, Vadis Paesanti, Paola Pesci, Davide Pozzati e Sabrina Scida.

I vice presidenti di Confcooperative Ferrara saranno tre: Chiara Bertolasi, Paola Pesci e Vadis Paesanti.

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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