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Il pensiero lungo di Berlinguer alla biblioteca Ariostea confronto fra Baratelli, Varese e Farina

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«La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche»

Di questione morale come nodo centrale da affrontare per impedire la degenerazione della vita politica italiana Enrico Berlinguer parlava già quasi 35 anni fa, fin dal 1981, in termini estremamente chiari. La lucida analisi riportata qui è contenuta in un’intervista rilasciata il 28 luglio 1981 a Eugenio Scalfari, direttore del quotidiano Repubblica [leggi]

E quando il segretario del Pci auspicava austerità, intendeva richiamare la necessità per ciascuno di attenersi a stili di condotta sobri, lontani da tentazioni consumistiche nella vita privata e da comportamenti inopportuni in quella pubblica.

Ecco al riguardo le sue conclusioni al convegno dell’Eliseo del 1977: «L’austerità non è oggi un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa e il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali. Questo è il modo con cui l’austerità viene concepita e presentata dai gruppi dominanti e dalle forze politiche conservatrici. Ma non è così per noi. Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi sì manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata». [leggi in proposito un commento di Giorgio Lunghini pubblicato il 14 febbraio scorso dal quotidiano Europa]

Di Enrico Berlinguer parleranno oggi pomeriggio alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea: Fiorenzo Baratelli, direttore dell’istituto Gramsci di Ferrara, Federico Varese sociologo della Oxford University, Pierpaolo Farina autore del libro “Casa per casa strada per strada”. Coordinerà gli interventi Roberto Cassoli dell’istituto Gramsci. Organizzano l’incontro l’Istituto Gramsci e l’Istituto di Storia Contemporanea

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