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Il Re Travicello di Alessandro Fabbri

Da: Alessandro Fabbri

L’immagine del ranocchio seduto sulla panchina mi ha riportato alla mente una poesia di Giuseppe Giusti (1809 – 1850). Che il poeta toscano avesse previsto le azioni del nostro Naomo?

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi:
lo predico anch’io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:
ma subito tacque,
e, al sommo dell’acque,
rimase un corbello:
il Re Travicello.

Da tutto il pantano,
veduto quel coso:
“È questo il Sovrano
così rumoroso?”
s’udì gracidare.
“Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:
sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello”.

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