Home > INCHIESTE & ANALISI > ALTRI SGUARDI > Il rifugio incompiuto di Ludovico il Moro: Palazzo Costabili, capolavoro del Rinascimento

Il rifugio incompiuto di Ludovico il Moro: Palazzo Costabili, capolavoro del Rinascimento

Ludovico Maria Sforza, detto il Moro per ragioni mai chiarite, lo voleva a tutti i costi. Divenne duca di Milano nel 1494 e lo sarebbe rimasto per cinque anni, ma la situazione era tutto fuorché stabile. Proprio quell’anno, Carlo VIII di Francia aveva avviato la sua calata in Italia e la preoccupazione era molta, tanto da indurre Ludovico ad affidare parecchio denaro ad Antonio Costabili, suo nobile ambasciatore, commissionandogli la costruzione di un rifugio nell’alleata Ferrara per avere un esilio sicuro, proprio nella città natale della moglie Beatrice e di Alfonso d’Este, marito della nipote Anna.

Fin qui la leggenda, tramandata dallo storico seicentesco Marcantonio Guarini. I conti, però, non tornano. Carte alla mano, sappiamo che il progettista del Palazzo Costabili, detto appunto di Ludovico il Moro, iniziò la costruzione attorno al 1500 ed è improbabile che il duca di Milano, spodestato l’anno prima e fatto prigioniero in Francia, potesse commissionare l’edificio. Ma chi era tale progettista? Anche in questo caso la risposta non è scontata, perché per decenni si è creduto qualcosa di diverso rispetto a oggi. Fino agli anni Venti del Novecento si riteneva, a ragione, che l’autore del complesso fosse stato Biagio Rossetti, l’architetto ducale degli Este e il nume tutelare dell’architettura rinascimentale ferrarese. Da quel momento, tuttavia, a causa dell’elevata qualità dell’opera, l’attribuzione slittò verso Donato Bramante, anch’egli importante artista del Rinascimento, che avrebbe ricevuto una commissione da parte – ancora una volta – del duca di Milano. Trattandosi di un’opera incompiuta, si procedette con un generale e radicale restauro delle rovine del palazzo, naturalmente usando uno stile bramantesco. Documenti ritrovati e studiati in seguito, però, dimostravano di non essere d’accordo, in quanto aggiudicavano, senza alcun dubbio, l’opera al suo legittimo ideatore, Biagio Rossetti, a cui si deve il progetto iniziale. Caratteristica costante delle sue costruzioni è quella delle due finestre accostate, che difatti il Palazzone mostra di avere. Dai dati appresi attraverso ricerche d’archivio, è emerso che il duca Ercole I d’Este si impegnò a concedere un prestito a partire dal 1496 in favore di Antonio Costabili, per l’avvio dei lavori. Restituita l’opera al legittimo autore, la cronistoria del palazzo risulta più chiara. Costabili, nobile ambasciatore estense a Milano durante il ducato di Ludovico il Moro, assegnò a Biagio Rossetti la definizione del progetto di un edificio fra i più prestigiosi, lontano dai nuovi quartieri cittadini, per quando avrebbe fatto ritorno a Ferrara. I lavori vennero dunque avviati nel 1500, ma già tre anni dopo l’architetto fu costretto ad abbandonare il tutto, poiché chiamato per un altro incarico di spessore. Da quel momento la costruzione fu presa in mano da altre persone, ma il palazzo non fu mai completato. Nonostante ciò, all’opera vi furono eccellenti maestranze dell’epoca, dagli scalpellini ai pittori di corte. Ebbe inizio così una serie di passaggi tra le famiglie aristocratiche ferraresi, dalla fine del Sedicesimo secolo, quando i Costabili si estinsero, fino al 1920, anno in cui fu acquistato dallo Stato italiano. Il palazzo, che poteva vantare un bellissimo cortile d’onore mai finito, uno scalone monumentale in marmo con fantasie mai decifrate e affreschi ritenuti veri capolavori del Rinascimento, era ormai in una condizione di grave degrado, determinato anche da modifiche apportate nel corso dei secoli. Nel 1929, a seguito dei primi ritrovamenti nel comacchiese, l’allora Ministero dell’Educazione Nazionale decise di farne un museo e, dopo un restauro, nel 1935 avvenne l’inaugurazione del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, ancora oggi lì ubicato.

Con la consapevolezza moderna, non era però pensabile lasciare i vecchi interventi restaurativi, poco rigorosi da un punto di vista filologico. Così, negli anni Novanta si è proceduto con operazioni in grado di riportare alla situazione iniziale l’intero complesso. E del meraviglioso cortile d’onore, lo storico Burckhardt ebbe a dire: “vale per dieci palazzi, sebbene incompiuto e cadente”.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
Claterna, sulla Via Emilia una città romana da ricostruire
Il museo Archeologico è il migliore, parola di turista
Giocare con la cultura: “Mamma, papà: portatemi al museo”
LE NOSTRE RADICI
Spina, la sfinge dell’Adriatico

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi