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Il palazzo dei sognatori

IL RITRATTO
Il palazzo dei sognatori

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Un palazzo colorato mi viene incontro, ha da dirmi qualche cosa, mi vuole spiegare. Gli sorrido, sono disponibile ad ascoltare, come ogni volta che mi ritrovo di fronte a una porta o a una finestra aperte. Mia madre dice sempre che sono curiosa come una scimmia, accetto il complimento, non solo perché arriva da lei ma, soprattutto, perché adoro le persone curiose. Questo edificio è interessante, intrigante, sono sicura che nasconde storie, segreti, avventure uniche, entusiasmanti, coinvolgenti e avvincenti.
Una coppia di fidanzati si scambia promesse davanti a un antico portone semiaperto, un signore curioso li osserva dal balcone, una coppia di amiche gioca a mondo nel cortile. Le due ragazze si interrompono solo per scherzare sui loro innamorati o per organizzare la lezione di ballo del giorno dopo. Un simpatico signore zoppicante esce piano piano da una porta quasi ovale, appoggiandosi solo al suo bastone. Non sa ancora dove andare, ma l’importante è uscire a prendere una boccata d’aria fresca. Camminare, sempre camminare, mai fermarsi, perché camminare è la virtù dei forti, a camminare s’impara. File indiane di vestiti colorati abbelliscono finestre e balconi, appesi come i sogni, e, sventolando al ritmo delle leggera brezza pomeridiana, salutano i passanti, quasi in un fragoroso battito di mani. Clap clap, perché dietro a essi, al secondo piano, si sta suonando e ballando jazz, come a voler imitare la rumorosa, allegra e simpatica banda degli amici degli Aristogatti. Clap clap, perché in un altro appartamento si fanno prove di passi di danza, alla sbarra, passi rigorosi, decisi, precisi, leggiadri, come quelli di una libellula che sogna di volare lontano. Clap clap, perché un giovane musicista si allena accarezzando il suo violino. Mentre il gatto bianco arruffato e indisciplinato si raggomitola un attimo per ascoltarlo, quasi rapito. Clap, clap, perché in un ambiente poco illuminato un giovane fotografo prepara la sua prima esposizione pubblica, quella che potrà cambiare il suo destino per sempre. Clap clap, perché un bacio delicato suggella un amore dietro tendine per il corredo ricamate da un’anziana nonna che non c’è più. Clap clap, perché nel seminterrato Giovanni ripara la sua bicicletta per poter partecipare a una gara importante. Clap clap, perché, in una mansarda, alla luce di candele fioche e profumate, una scrittrice chiosa il suo romanzo. Mancano solo i ringraziamenti. Clap clap, perché dietro quelle porte e finestre, in quel palazzo colorato, si partoriscono sogni. Che un giorno diventeranno meravigliosa realtà. Basta saperlo.

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