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Il simbolico in frantumi e il vuoto che abbiamo dentro

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Viviamo in un tempo in cui, come diceva Sartre, il cielo sopra le nostre teste è vuoto.
Un vuoto lasciato da Dio, dal padre e dall’Ideale, un vuoto che si situa come fondamento dei nuovi sintomi contemporanei, in cui spesso gli oggetti come cibo, droga, alcool o gioco cercano di colmarne illusoriamente l’effetto della mancanza.
Assistiamo oggi ad una caduta dell’ordine simbolico che si manifesta in diversi ambiti: dalla scuola alla famiglia, alla società civile. Le giovani generazioni faticano in tal modo a trovare punti di riferimento solidi e facilmente identificabili.
Anche i social network, tra cui Facebook è il più conosciuto, contribuiscono ad una sorta di svuotamento dell’aura mitica che era presente attorno a certe figure che potevano essere assunte dai giovani come modelli di identificazione.
Molti personaggi dello spettacolo, che un tempo potevano assolvere tale scopo, ora scrivendo su Facebook della loro vita quotidiana si rendono umani, troppo umani e come tali non appetibili come modelli, svuotati del loro significato.
Persino l’ordine del Sacro è investito da un generale processo di de-sacralizzazione, anche se questo processo si presenta nella forma di avvicinamento alle persone. Lo stesso Papa possiede una pagina su Facebook che raccoglie commenti di migliaia di persone che in questo modo possono lasciare una loro traccia e avere l’illusione di dialogare con un’istituzione un tempo irraggiungibile. Tutto ciò produce un appiattimento, una riduzione della distanza, invece necessaria per strutturare il soggetto.
Alla tv la pubblicità del libro con le figure di Papa Francesco da colorare riflette proprio questa assenza di distanza e caduta del simbolico. Tutto è, in qualche modo ridotto ad oggetto da commercializzare e da comunicare con efficacia. L’efficacia della comunicazione sembra essere il criterio principale.
In un’epoca in cui si perde la dimensione dell’ordine simbolico e la funzione normativa del grande Altro, termine con cui Lacan si riferiva al ruolo della dimensione simbolica, il soggetto appare disorientato, spaesato, confuso, alla ricerca continua di paletti a cui appigliarsi.
In tale orizzonte anche la strutturazione del proprio desiderio risulta difficile, ragione per cui i giovani faticano a trovare la “propria strada” e, prima ancora, si perdono nella incapacità di cercarla.

Ascolta il commento musicale: Giorgio Gaber, I padri miei (i padri tuoi)

Chiara Baratelli, psicoanalista e psicoterapeuta, specializzata nella cura dei disturbi alimentari e in sessuologia clinica. Si occupa di problematiche legate all’adolescenza, dei disturbi dell’identità di genere, del rapporto genitori-figli e di difficoltà relazionali.

baratellichiara@gmail.com

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