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Il suicidio di Luana, vittima di un sistema marcio

LA STORIA
Il suicidio di Luana, vittima di un sistema marcio

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Tempo di lettura: 4 minuti

di Salvatore Belcastro

“Luana s’est pendue. Elle n’est plus…” dice il chirurgo di Parigi dove Luana aveva lavorato per un decennio. “Luana s’è impiccata. Luana non c’è più”.
Il dramma di Luana Ricca si è consumato un paio di settimane fa: catanese, chirurga che aveva coniugato talento e capacità, abbandonati su una corda all’età di 38 anni. La notizia sui giornali è scivolata via. Invece c’è tanto da dire. Luana aveva dimostrato ampiamente all’estero le sue qualità di chirurga, ma nelle strutture sanitarie italiane non era riuscita a trovare uno spazio adeguato.
Il suo non è soltanto il dramma di una persona, di una famiglia, di parenti e amici. Non è il caso di una persona depressa che pone fine alla sua esistenza. E’ un dramma che coinvolge l’intera società perché è una sconfitta della meritocrazia.
Luana era una giovane catanese laureata in medicina e specializzata in chirurgia all’Università di Roma. Dopo la specializzazione, era emigrata a Parigi per completare la formazione nella chirurgia dei trapianti d’organo, ma soprattutto per trovare uno spazio dove dimostrare il talento e le capacità. C’era riuscita, e a Parigi aveva lavorato per un decennio guadagnandosi stima e rispetto. Ma il tarlo della nostalgia dell’Italia, della famiglia (intanto s’era sposata e aveva avuto un figlio), la portò a cercare spazi in Italia. Era riuscita a trovare un posto nell’Asl dell’Aquila, anche se di profilo più basso rispetto alle sua aspettative e alle capacità. Ma per scelte aziendali inspiegabili, certamente lontane dalle norme della meritocrazia, Luana era stata trasferita a Sulmona. Era divenuta un semplice numero di un’azienda sanitaria.
Luana non ha retto allo stress. “Luana s’è pendue.” Su quella corda ha lasciato appesi i sogni, ma soprattutto le gravi accuse al sistema. E’ questo l’argomento che propone con forza il drammatico caso della giovane chirurga suicida.
L’Italia è un Paese diviso in lobby. Ormai lo sanno tutti e quasi non fa più notizia. Ma questa verità diventa drammatica quando è applicata a un sistema che ha il compito di proteggere e curare la salute.
Le lobby sono le entità nascoste, apparentemente senza nomi, ma sempre bene individuabili, che dietro le quinte decidono tutto, che stanno dietro tutti i poteri, dalle più alte cariche dello Stato fino alle amministrazioni più periferiche. Assumono, spostano persone da un compito all’altro, da un posto all’altro, nominano dirigenti, promuovono o bocciano senza possibilità di appello.
Di quali lobby parlo? Sono tante, politiche-partitiche, settali interne ai partiti, massoneria, lobby cattoliche di CL o di Opus Dei, finanziarie e professionali utili a chi comanda, ecc, ecc. In passato ci sono stati anche scandali sulle nomine di dirigenti della sanità basate esclusivamente sull’associazione a qualcuno di questi poteri occulti.
Tutte le scelte sono basate sul principio che un associato a una di quelle lobby o un amico va sempre preferito a tutti gli altri, comunque e ovunque.
Qualche giorno fa un amico mi ha informato che ci sono in atto spostamenti e arruolamenti in vista nel mondo della sanità nostrano. Tizio andrà là, Caio verrà qua, il Tal’altro avrà quel compito, ecc. ecc.
Conosco da sempre questo sistema di spartizione dei posti e del potere locale. Ma resto sconcertato ogni volta perché la domanda è sempre la stessa. Viene seguito il criterio delle competenze? La risposta, purtroppo, è sempre No. Viene seguito soltanto il criterio dell’interesse personale e di gruppi. Anche da noi esistono professionalità che altri ci invidiano, ma vengono sacrificate alle logiche delle lobby.
Il punto dolente conclusivo è che il sistema è marcio e non vedo alcuna iniziativa di risanarlo, perché il guasto sta in alto, nella testa di chi lo protegge, che nomina e mantiene lo statu quo. Le amministrazioni locali si accontentano di sentirsi dire che sono bene accette alla gente, ma non hanno alcuna voglia di intervenire, perché sono esse stesse integrate nel sistema.
Siamo tutti addolorati per Luana. Ci stringiamo ai familiari. Ma come si potrà spiegare al figlio, quando sarà adulto, che la madre è stata vittima e martire di questo sistema marcio?

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