COMUNICATI STAMPA
Home > IL QUOTIDIANO > Il tempo dell’attesa
Tempo di lettura: 3 minuti

attese“Si attende che la vita faccia un passo e la pianti di stare in bilico, pericolante su se stessa. Si attende qualcuno, o qualcosa, che prenda tutti i silenzi e lasciandoli cadere, quasi per sbaglio, li mandi in frantumi”. (Mattia Signorini, Le fragili attese)

Quante volte abbiamo atteso, quante volte lo abbiamo fatto invano e quante con successo. Poco importava il luogo, le persone che ci passavano accanto. Il momento dell’attesa era solo il nostro e di nessun altro, un momento lungo e inafferrabile. Ma noi lì imperterriti, instancabili, inafferrabili, decisi ad attendere qualcosa o qualcuno. Sempre e comunque, qualunque cosa fosse, riflettendo, leggendo, giocherellando con le mani o semplicemente guardando il cielo azzurro. Molte di queste nostre storie potrebbero essere facilmente quelle di “Le fragili attese”, raccontate da Mattia Signorini in un crescendo di vite che si incontrano e si sfiorano. Il luogo: la pensione Palomar, nella grigia periferia di una grande città. Un luogo come un altro, quello che potrebbe essere la sala d’attesa di una stazione, la hall di un aeroporto, la camera di un albergo sul lago in una domenica autunnale. La storia: quella di Italo, il proprietario della pensione, che a quasi ottant’anni ha deciso di chiudere per sempre. Potrebbe essere la storia di ogni persona che alla fine di un lungo e faticoso percorso lavorativo decide che ora basta. Tanti ospiti, gli ultimi, arrivano a questa piccola pensione con le proprie storie: Guido, un professore d’inglese che deve (re)insegnare a parlare a una bambina diventata muta per la morte della mamma; il generale in pensione Adolfo Trento, per il quale la soluzione di ogni pace sta nella guerra; Lucio Ormea, alla ricerca del padre che non vede da lungo tempo; la cassiera Ingrid, un’ex-arpista con il polso spezzato che, di notte, si accompagna occasionalmente a tanti uomini anonimi; e la fedele e sempre presente domestica Emma, a cui Italo è legato e capiremo solo alla fine perché. Il tutto mentre l’anziano Italo legge lettere d’amore ritrovate per caso nella spazzatura scritte negli anni Cinquanta da una giovane ragazza a un uomo che non si accorge, a chi lascia attendere pur non volendo farlo. Vite in bilico, attese di silenzi che possano essere frantumati, da qualcosa o qualcuno, con impeto o leggerezza. Alla ricerca di spazi aperti dove poter riposare, di giorni liberi per provarsi i vestiti eleganti della festa, di frutti che cadano liberi in mani che siano pronte a raccoglierli, di passaggi d’accesso ritrovati, di attimi che lascino leggere questa vita che, per molti, si fa attendere e desiderare. Un intenso, delicato e bellissimo romanzo sulle attese in cui, tra speranze e delusioni, capita che la vita spesso si incagli. Da leggere.

Mattia Signorini, Le fragili attese, Marsilio.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
CAMPIONE PER SEMPRE
Nel romanzo di Stefano Muroni, la storia del giovane Rubens Fadini, vittima a Superga
“Il silenzio alla fine” il nuovo romanzo di Pietro Leveratto
Oggi alle ore 18,30 l’autore in diretta sulla pagina Fb di Ferraraitalia
Le canaglie di Angelo Carotenuto
Una squadra di calcio, immagini e persone nella Roma anni Settanta
PRISMA
Storia di libri, librai e investigatori nell’ultimo romanzo di Gianluca Morozzi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi