Home > ACCORDI - il brano della settimana > Il tempo è cambiato!

Zion (Fluke, 2002)

Destato da un insolito rumore, mi riprendo dal torpore. Vento di tramontana, freddo pungente, fischio assordante.
Un altro rombo di tuono. Alzo lo sguardo al cielo arrossato: volge al tramonto, il sole è già sprofondato sotto la linea d’occidente. L’ombra avanza rapida, troppo rapida…
Qualcosa non torna, il tempo è cambiato!

A nord s’allarga un’oscura anomalia. Un immenso, incombente muro di vapore color bistro muove veloce i suoi tempestosi fluidi. Lo fa con palese prepotenza, avanza, s’avvicina, copre tutto col suo vestito a lutto.
Il gigante nero spaventa, mentre il vento rapidamente aumenta.
Col naso all’insù cerco di ragionare. In certi casi meglio trovar riparo e sperare.
Niente di buono, il tempo è cambiato!

Vortici possenti generano terrificanti creature che nascono e si disgregano sopra la mia testa. Mutevoli pareidolie ammiccano al mio immaginario sovraccarico.
Tutto sembra presagire il peggio. La tempesta più grande pronta a scatenarsi, a portar con sé la notte eterna. E l’intero orizzonte è ormai prigioniero nell’abbraccio mortale dell’uragano.
Così inizia l’apparente fine del mondo umano.
Infuria la battaglia. Il turbine d’aria impazzita incalza, strappa, scoperchia, abbatte, spezza, schiaccia ogni cosa, oggetto o creatura che sia.
Gli alberi incurvati scricchiolano come ombrosi colossi sull’orlo del baratro, sopravvissuti ai secoli lottano feroci, s’oppongono al volere inesorabile dell’immane coltre distruttrice. Molti si spezzano ma la maggior parte, forte delle sue radici, regge all’onda d’urto: la natura non uccide se stessa.
Assisto alla lotta impietrito seppure al sicuro, insignificante nessuno al cospetto dell’universo corrente.
Mi chiedo quale pazzia abbia convinto me e gli altri a creder di controllare l’incontrollabile, di domare l’indomabile. È forse per questo che il tempo è cambiato?

Il vento spira vorace, mostro tra i mostri, gigante tra i giganti. Il più grande dei titani non può nulla contro la sua azione furente. La lotta è al suo culmine, forze indicibili si fronteggiano uguali e contrarie. Gli elementi si rincorrono, si urtano, si sfracellano, spaccano la terra sfibrandola. Bolidi taglienti piovono dal cielo creando squarci, cristalli di ghiaccio ricoprono ogni cosa paralizzandola, soffocandola.
Ma l’uragano s’accontenta: arriva dal nulla, devasta, ammazza, maciulla, e si dissolve nel nulla. Non c’è cattiveria in ciò che commette, nessuna congiura, nessuna diabolica regia.
Soltanto frattali governati dal moto perpetuo dell’entropia. Il caos, l’imponderabile, l’imprevedibile.
Giocare col fuoco, guidare bendati contromano, questo facciamo.

È tornato il sereno, l’incubo è finito.
Si contano i danni e stavolta qualcuno non s’è salvato.
Raccolgo macerie e ripenso a me bambino d’estate. S’aspettava il temporale e s’usciva per strada in costume a giocar nella pioggia.
Ora mi guardo attorno: i conti non tornano…
Come dicevo, il tempo è cambiato!

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