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Imu Agricola: la legge di stabilità estende l’esenzione ai coadiuvanti agricoli. Ma l’Anci dice no

Tempo di lettura: 3 minuti

Da: Cia Ferrara

L’associazione nazionale dei Comuni Italiani non condivide le azioni del Ministero delle Finanze e non riconosce le esenzioni dall’IMU. Cia Ferrara: il rischio di confusione e contenziosi è altissimo

I coadiuvanti agricoli famigliari, così come gli imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza (IAP) e i soci di società agricole non devono pagare l’IMU agricola perché sono, di fatto, coltivatori diretti del fondo agricolo insieme al titolare dell’azienda. Possiedono, dunque, i requisiti di natura oggettiva e soggettiva che li rendono idonei all’esenzione. Il Ministero delle Finanze – in risposta a un chiarimento chiesto da Cia – Agricoltori Italiani sulle agevolazioni per le aziende agricole contenute nella Legge di stabilità – ha definito perfettamente il quadro normativo, non lasciando spazio a interpretazioni sul ruolo delle figure che contribuiscono, ogni giorno, a mandare avanti le aziende agricole italiane. Almeno in teoria. Perché a complicare la situazione è arrivata una circolare dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) che ha chiesto ai Comuni di non esonerare dal pagamento coadiuvanti agricoli, IAP e soci di aziende andando letteralmente contro alle decisioni del Ministero.
«Il 2016 si è chiuso con una indubbia confusione sulle esenzioni da applicare per il pagamento IMU – spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara – a causa di un aperto disaccordo tra il Ministero delle Finanze e l’ANCI. Quest’ultima afferma, in sostanza, che i coadiuvanti agricoli così come le società agricole e soci delle società agricole non possiedono i requisiti soggettivi dell’essere “coltivatore diretto” e dunque il requisito oggettivo del “possesso e conduzione” di terreni agricoli non è rispettato per nessuna figure esonerate dal pagamento. Certo comprendiamo che l’Anci abbia agito spinta dalla preoccupazione che le esenzioni dei terreni agricoli riducano il gettito fiscale dei Comuni che sicuramente sono in difficoltà. Ma pensiamo – continua Calderoni – che non sia una buona ragione per andare contro al legislatore che ha prodotto una norma coerente e, a nostro avviso, molto corretta. Applicare a livello comunale ciò che propone l’Anci significa far decadere il principio stesso della normativa del Ministero: chi coltiva direttamente la terra non deve pagare l’imposta, anche se non è titolare di una Partita Iva agricola ma coadiuva e supporta il lavoro del titolare dell’azienda. Siamo in una fase delicata per l’agricoltura, la crisi del settore persiste ma ci sono anche segni importanti di ripresa, anche grazie alle agevolazioni che in questi anni sono state giustamente concesse a un settore che, non dimentichiamolo mai, è primario non solo perché genera beni fondamentali ma per la stessa economia italiana. Queste contraddizioni e disaccordi – continua Calderoni – contribuiscono solo a generare confusione e contenziosi perché da un lato i comuni potranno voler andare a recuperare l’imposta IMU non versata e dall’altro ci saranno le associazioni che si appelleranno alla decisione del legislatore. Un muro contro muro che non fa bene al rilancio dell’agricoltura che dovrebbe avere, invece, la strada spianata.»

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