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da: ufficio stampa Hera

Si tratta di un percorso guidato che accompagna gli ospiti alla scoperta dell’impianto di potabilizzazione. C’è tempo fino a domenica 20 marzo per prenotare una visita.

Si stanno moltiplicando le richieste per visitare l’impianto Hera di Pontelagoscuro in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, soprattutto da parte di studenti.
Martedì 22 marzo, tutti gli ospiti che hanno prenotato potranno infatti visitare, nella fascia oraria dalle 9 alle 13, l’impianto di potabilizzazione per vedere come funziona la ‘fabbrica dell’acqua’ di Hera. Un impianto di vitale importanza per la città e per tutto l’alto ferrarese a cui fornisce acqua potabile.

Per chi fosse interessato, c’è ancora tempo. È sufficiente inviare entro domenica 20 marzo una email a relazioniesterne@gruppohera.it, nella quale dovrà essere indicato un recapito telefonico. I richiedenti saranno contattati per accordi sullo svolgimento della visita, che avrà la durata di circa un’ora.

Conoscere come l’acqua prelevata dal Po diventi limpida e buona da bere si può. E’ una possibilità che la multiutility mette a disposizione attraverso visite guidate durante l’anno, accogliendo delegazioni straniere e locali e ospiti vari, ma soprattutto gli studenti che partecipano ai progetti didattici di Hera. L’obiettivo è quello di spiegare tutte le fasi di trattamento dell’acqua e trasferire anche alle nuove generazioni la conoscenza della corretta gestione della risorsa idrica.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua i visitatori dell’impianto centrale-Pontelagoscuro014di Pontelagoscuro potranno toccare con mano una importante
novità: per agevolare la comprensione del processo di potabilizzazione è stato, infatti, messo a punto da Hera un apposito percorso visitatori in cui le diverse tappe, sono illustrate da grandi pannelli.
Si parte dalla captazione delle acque dal fiume Po per proseguire nel cuore dell’impianto dove l’acqua viene trattata fino a eliminare le impurità residue.

“La semplicità e la naturalezza dei nostri gesti quotidiani, come aprire il rubinetto per bere acqua buona e rigorosamente controllata, ha alle spalle un lavoro complesso” commenta Franco Fogacci, Direttore Acqua di Hera. “Per questo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua abbiamo deciso di renderlo visibile anche ai cittadini, facendoli partecipare da vicino alla nostra attività. Visitare un impianto come quello di Pontelagoscuro, è un’opportunità di cui tutti devono poter usufruire”.

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HERA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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