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Incontro intervista con Hazal Koyuncuer e le donne del villaggio curdo Jinwar

Tempo di lettura: 7 minuti

 

Avevamo già preso ii biglietti, deciso l’itinerario, valutato i punti critici alle varie frontiere. Dovevo partire anch’io per il Rojava e raggiungere il villaggio autogestito di Jinwar. Hazal Koyuncuer, la nostra guida, era moderatamente ottimista: “la guerra adesso sembra essere in pausa, riprenderà verso l’estate”. Poi è arrivata la pandemia e tutto quello che sapete. Ma del popolo curdo, della gloriosa lotta contro l’Isis (perché sono i Curdi, da soli, ad averlo sconfitto sul campo), della sua esperienza rivoluzionaria di una democrazia governata dal basso e di una radicale uguaglianza di genere, non possiamo dimenticarci. Il webinar partecipato organizzato da Macondo è un appuntamento da non perdere. E il viaggio? Beh, quello è soltanto rimandato. Deve passare la nottata.
(Francesco Monini)

Macondo incontra

Martedì 30 marzo 2021 – dalle ore 20:30 alle 22:00
Webinar – Incontro partecipato: per collegarsi all’evento in diretta su Zoom clicca [Qui]

«Jinwar, nella regione del Rojava (nord della Siria): un villaggio di donne curde che è punto di aggregazione sociale e politica di donne e bambini, per un cammino di libertà, uguaglianza e giustizia»
Introduzione:             Donatella Ianelli – avvocato penalista, Bologna
Relatrice:                   Hazal Koyuncuer – portavoce della comunità curda di Milano
Interventi:                  In collegamento dal Rojava testimonianze di donne curde
Moderatrice:              Monica Lazzaretto Miola – componente la segreteria nazionale di Macondo
Al termine:                interventi dei partecipanti

Hazal Koyuncer – portavoce della comunità curda di Milano

Dalla introduzione di Donatella Iannelli

Ho conosciuto Hazal Koyuncuer a Bologna, era arrivata per una manifestazione a sostegno del popolo curdo. Era il 2019, allora  ci si poteva ancora incontrare…Macondo* mi aveva chiesto di prendere contatti con lei in previsione della festa nazionale dell’associazione Macondo appunto, la festa dell’anno successivo, intorno a maggio 2020 si era detto. Avrebbe potuto partecipare e portarci l’esperienza curda del Rojava.

Hazal, insieme ad Ylmaz Orkan, sono i portavoci della comunità del Rojava in Italia. Nel primo incontro abbiamo fatto una chiacchierata di una mezz’ora.
Intanto avevo bisogno di collocare geograficamente il Rojava. Si tratta di  una regione del nord est della Siria, abitata da varie etnie – curdi, turcomanni, arabi, ebrei, armeni, caldei, ceceni, assiri ed altri – che, nel pieno dell’insurrezione siriana e immediatamente dopo, in lotta contro l’invasione delle truppe del Daeshl’ISIS–  sottoscrivono un patto di autogoverno denominato ‘Contratto Sociale del Rojava’:

La resistenza curda del Rojava e della Siria del Nord

“Con  l’intento  di  perseguire  libertà,  giustizia,  dignità  e  democrazia,  nel  rispetto  del  principio  di  uguaglianza  e  nella ricerca di un equilibrio ecologico (…)  un  nuovo  contratto  sociale,  basato  sulla  reciproca  comprensione  e  la  pacifica  convivenza fra  tutti  gli  strati  della  società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali,  riaffermando  il  principio  di  autodeterminazione  dei popoli (…) in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare  la  propria  libertà  di  espressione (…) costruendo  una  società  libera dall’autoritarismo, dal  militarismo, dal  centralismo (…) si  proclama  un  sistema  politico  e  un’amministrazione  civile  fondata  su  un  contratto  sociale  che possa riconciliare il ricco mosaico di popoli della Siria attraverso  una  fase  di  transizione  che  consenta  di  uscire  da  dittatura,  guerra  civile  e  distruzione,  verso  una  nuova  società democratica in cui siano protette la convivenza e la giustizia sociale.”

Questo primo incontro mi ha fatto venire voglia di conoscere ancora di più questa realtà. Si è aperto un dialogo ed una conoscenza. Sino a parlare di Jinwar un  nome  che è un gioco di parole tra “JIN”, che in curdo vuol dire sia donna che vita, e “WAR”, che invece indica il doppio concetto di luogo e di casa.

Jinwar è un villaggio di donne e bambini centrato sulla liberazione delle donne. Dall’inizio del processo di costruzione iniziato il 25 novembre 2016 – nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne – quando è stata messa la prima pietra, fino ad oggi siamo stati in grado di costruire il villaggio con la forza e la creatività di molte donne” – mi dice Hazal
“Come parte del villaggio abbiamo costruito 30 case, una scuola per bambini, una università, una panetteria, un negozio, luoghi per animali, un giardino e intorno al villaggio ci sono dei campi. Viviamo in comunità, in sintonia con i concetti di società ecologica e democratica”.

Mi spiega che un punto importante di Jinwar è che le donne si auto organizzano e sviluppano in autonomia tutti i campi della vita. In quel momento stavano aprendo la loro unica clinica che si chiama Şîfa Jin, su quello stanno concentrando le loro forze.

Cosa significa Şîfajin? Le chiedo

“La cura della donna” mi dice “integriamo la medicina convenzionale e naturale. I nostri obiettivi sono dedicare attenzione sanitaria alle donne di Jinwar e dei 50 villaggi circostanti, preparare le nostre medicine naturali, educare le donne alla salute attraverso seminari e formazioni più a lungo termine e fare ricerche sulla medicina locale e anche sulla condizione sanitaria delle donne nella zona”

Qual è la situazione attuale di Şîfajin?

“Abbiamo aperto la clinica il 4 marzo del 2019 con poche risorse, ma nonostante le carenze e le limitazivillaggiooni stabilite a causa del CoronaVirus, la nostra clinica rimane aperta giornalmente erogando servizi a molte donne e bambini. La cosa più importante del nostro lavoro è prendersi cura delle donne e dei bambini poiché la situazione della loro salute è critica.  Stiamo prestando assistenza medica e supporto mentre prendiamo le misure appropriate contro CoronaVirus e realizziamo informazione su questo problema. Vogliamo dotare la clinica di un ambulatorio per il medico, uno per l’ostetrica, uno per il ricevimento e un altro  per la medicina naturale. Non possono mancare  un laboratorio, una farmacia e un’ambulanza. Per questo abbiamo bisogno di una decina di persone che ci lavorino. In questo momento abbiamo una medico, un’infermiera, un’addetta alla reception, una specialista in medicina naturale con assistente e una addetta alle pulizie, e tutte lavorano senza ricevere alcun compenso”.

Tutto questo, il villaggio Jinwar, la clinica Şîfajin, sono parte del Rojava, questa nuova esperienza di autonomia governativa che il popolo curdo, tra mille difficoltà, ha costruito e realizzato anche durante il riacutizzarsi degli attacchi ISIS.
L’ Associazione Macondo ha appoggiato questa nuova esperienza di vita, dove tane persone diverse si raccolgono con un obiettivo comune, di pace libertà e democrazia

Mi colpivano molto le foto delle donne militarizzate e combattenti contro l’ISIS: nonostante la durezza e la difficoltà che le aveva visto protagoniste sembravano serene nella loro difesa quotidiana del territorio e del progetto di vita, non solo del loro. Non si può dimenticare che nessuno si salva da solo e il benessere del mondo è il benessere di noi tutti.

Se non sei riuscito a partecipare alla diretta, guarda e ascolta la registrazione dell’incontro con Hazal Koyuncuer e le donne curde del villaggio Jinwar sul sito dell’Associazione Macondo: clicca [Qui]

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