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Inflazione calata nel 2013 per taglio spese di due italiani su tre

da: ufficio stampa Coldiretti
Saldi frenati dalla paura del futuro per lavoro e reddito. Pesante “spending review” per le famiglie italiane su tutte le voci di spesa.
Nel 2013 l’inflazione è calata per effetto della spending review delle famiglie con piu di due italiani su tre (68 per cento) che hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento, oltre la meta (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52) e molto altro ancora. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè dalla quale si evidenzia che il calo dell’inflazione nel 2013 rilevato dall’Istat è l’effetto della spending review degli italiani durante l’anno. Un segnale viene dai saldi che sono frenati dalla paura del futuro con ben sette italiani su dieci (70%) si sentono minacciati dal pericolo di perdere il lavoro e il 53% teme di non riuscire ad avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. La situazione economica generale del Paese – sottolinea la Coldiretti – si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. Significativo è anche – continua la Coldiretti – l’addio alle attivita culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attivita’ sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute. E per il 2014 – conclude la Coldiretti – pesa il fatto che appena il 14 per cento delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorera’, mentre per il 35 per cento e destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51 per cento ritiene che non cambi.

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