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“Il profumo di un’era”, tra desideri, paure e ricordi, il nuovo album di Amelie

INSOLITE NOTE
“Il profumo di un’era”, tra desideri, paure e ricordi, il nuovo album di Amelie

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Amelie al pianoforte (ph. Nicola Gargani)

Ci sono voluti due anni di lavoro per realizzare ‘Il profumo di un’era’, l’album più recente di Amelie, il tempo necessario per compiere un viaggio tra sentimenti, desideri, ricordi, paure e visioni virtuali.
La sintesi di questa introspezione trova, nelle parole e nelle sonorità del disco, un equilibrio tra solarità e lati oscuri, favole e realtà, come nell’introduzione di ‘Mondobit’, dove si accenna ‘Billie Jean’ di Michael Jackson, uno dei punti di riferimento musicali della cantante milanese, come lo è Piero Ciampi, di cui fu splendida interprete di ‘Confiteor’.
‘Il profumo di un’era’ è un concept album in cui tutti i brani ruotano attorno al tema del tempo, un percorso necessario per ritrovarsi dopo essersi perduti, lasciando che suoni, pensieri e parole si contaminano a vicenda, in un susseguirsi di sonorità pop, rock e new age, artefici di un innovativo pop italiano.
Amelie parte dai ricordi e dagli insegnamenti del passato di ‘Il profumo di un’era’, ‘Con il naso all’insù’, ‘Milano’, per ritornare al presente con ‘Il nuovo mostro’, ‘L’alieno delle 3′ e ‘Un’altra vita’. I momenti personali prendono il sopravvento in ‘Messaggi’, ‘Zero’, ‘Dicembre’ e ‘Polaroid’, sino a diventare visioni istintive con ‘Mondobit’ e ‘Ti ho ucciso con un click’.
Il talento di Amelie non si limita alla voce, infatti, dieci delle tredici canzoni sono state composte da lei al pianoforte e di ‘Che cosa c’è’ ha realizzato anche gli arrangiamenti. Si tratta di uno dei brani più significativi in cui canta con Rebi Rivale, autrice del testo: “E piangere si può, si perde, si vince, si vedrà, il tempo con il tempo ti dirà, e ciò che senti adesso cambierà…”. Con una semplice domanda si tende una mano verso una persona in difficoltà, trasmettendole comprensione e speranza.
‘Profumo di un’era’ é una ballata legata al ricordo della madre e dell’infanzia, in cui si rivela l’animo romantico dell’interprete. La voce “leggera” di Amelie ben si adatta al testo firmato da lei stessa e da Fabio Papalini. Nel video ufficiale, girato da Michele Piazza, la protagonista, adulta e bambina, si muove in un luogo senza tempo, circondata da oggetti che richiamano il passato e i ricordi.

In ‘Milano’ la cantautrice rivisita i luoghi più significativi della città in cui è nata. Pianoforte, archi, chitarre acustiche ed elettriche creano un senso di attesa, rivelando una città che la tecnologia ha ringiovanito al contrario delle persone. ‘Milano’ è uno dei brani più intensi dell’album, così come ‘Dicembre’, dove nevica e c’è il sole e il mistero ha i chiaroscuri di un quadro di Magritte. Il sound “anni sessanta” riporta al bianco e nero, emblema di contrasto e del tempo passato.
‘Zero’ è un numero e un punto di partenza. Il brano, interpretato da Amelie e Stefano Ardenghi, descrive l’incomunicabilità tra due persone che non riescono più a rapportarsi, suggerendo di ritornare al punto zero per ricominciare.
‘Polaroid’ è il pezzo che chiude il disco, un fermo immagine rivelatore di verità, preambolo di “ere” ancora da vivere nel bene o nella difficoltà: “Chi non teme mai la verità, che sia imbarazzante o scomoda, fa pensare un poco alla falena, che è in amore con la sua candela, e si brucia e non ha paura…”. Il brano chiude il disco a tempo di rock, così com’era iniziato con ‘Il nuovo mostro’.
L’album di Amelie è un lavoro completo, un viaggio nel suo mondo fatto di ricordi, di esplorazione e spiritualità. “Il profumo di un’era” non è un simulacro delle emozioni, quello che traspare è reale e sincero, così come lo sono le diverse influenze musicali che ne determinano lo spessore e ne confermano la valenza. Il giusto merito va dato anche a Giovanni Rosina (arrangiatore di quasi tutti i brani), Fabio Papalini, Rebi Rivale e i bravi musicisti, tutti all’altezza della situazione.

Video ufficiale di “Messaggi”:

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