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La ricerca della felicità

Di storie personali e professionali deve averne sentite tante Pietro Del Soldà, filosofo e conduttore della trasmissione ‘Tutta la città ne parla’, in onda su Rai Radio 3. Le telefonate di chi lo segue lo riempiono di racconti di vita e di sfoghi sinceri; qualcuno ha voluto riportarlo domenica 7 ottobre a Palazzo Roverella, durante l’incontro ‘Non solo di cose d’amore’, dal titolo della sua nuova fatica letteraria. A intervistare e intrattenere l’autore, con efficaci sketch teatrali, le ragazze e i ragazzi del Liceo Ariosto di Ferrara, applauditi dal folto pubblico del Festival di Internazionale.

La ricerca della felicità. Una fatica atavica dell’essere umano, che nel libro viene indagata seguendo tre filoni: l’io interiore, l’io nella società e la felicità stessa. Guida in questa indagine: il grande Socrate. “La figura di Socrate, pur appartenendo a 2500 anni fa, epoca in cui la scrittura era ancora per pochi, è capace di risvegliare chiunque la approcci, in qualsiasi contesto, dunque anche noi che viviamo nell’oggi”. Contrariamente ai sofisti, “venditori del sapere”, Socrate personalizzava l’insegnamento che forniva ai suoi discepoli, valorizzando l’individualità di ciascuno, poiché ciò che si apprende ha a che fare con le peculiarità del singolo. Vedeva nella maggior parte delle persone una sorta di muro interiore, cioè una separazione tra ciò che si è realmente e ciò che si mostra all’esterno.
Diversamente predicavano i sofisti, suoi nemici: il loro sapere era nozionistico, uguale per tutti, perché tutti potessero raggiungere l’obiettivo della vita, la felicità. Una felicità particolare, però, poiché non differenziata, considerata come superiorità sugli altri, rimasti ancora indietro nella gara della vita, una gara a chi apprende prima il maggior numero possibile di nozioni. Ma Socrate andava oltre, nei dialoghi di Platone. “Non solo le persone possono avere una scissione interiore che impedisce loro di riuscire a realizzarsi ed esprimersi totalmente, ma ogni qualvolta degli individui infelici si mettono insieme per formare una comunità, questa necessariamente presenterà una scissione al suo interno, visibile nella separazione tra chi ha il potere di governare e chi no”.

Viviamo oggi il “paradosso della solitudine”: la piaga di una realtà dominata dalla possibilità di relazionarsi con chiunque è proprio la solitudine, definita dal Governo britannico perfino “piaga nazionale”, probabilmente dovuta alla disgregazione di tessuti connettivi molto forti in passato, come la famiglia, e alla non capacità o volontà di relazionarci con il prossimo interamente, in maniera trasparente, non scissa appunto. Individui infelici costruiscono una comunità infelice, ma non nel senso che intendiamo noi. Socrate chiamava felicità la pienezza di sé in ogni gesto: basta essere sé stessi per conquistarla . E qualsiasi azione, che mai avviene nell’isolamento e prescinde dalle differenze tra le persone, è sempre condizionata da una tensione verso di essa, ovvero da Eros, Amore. Tutto è Amore.
“Ritenere che la filosofia antica contenga le soluzioni per il mondo contemporaneo è una moda editoriale degli ultimi tempi, ma in realtà quello che può fare è attivare dentro di noi delle riflessioni che altrimenti ci sarebbero sfuggite”. Socrate lo dimostra: nel suo pensiero sembra prendere forma la società attuale, molto diversa e neppure ipotizzabile ai tempi dell’antica Grecia.

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