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Don Ciotti: Terra più giusta con terre libere

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Don Ciotti: Terra più giusta con terre libere

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“366  morti due anni fa, a Lampedusa. E le persone soffocate nei camion, i morti della speranza negata, i naufraghi delle nostre coscienze”. Un grido di dolore e di richiamo quello di don Luigi Ciotti – ieri al Teatro Nuovo di Ferrara per il festival di Internazionale – per ricordare quel drammatico 3 ottobre 2013. L’intervento del sacerdote di frontiera, presidente dell’associazione Libera, va ad allargare lo sguardo all’interno dell’incontro intitolato “Terra è casa”. Si parla di agricoltura, si parla di cibo biologico, si parla di coltivazioni sui terreni confiscati alla mafia, si parla di piccoli coltivatori peruviani che decidono di uscire dalla morsa illegale della coltivazione di coca per dedicarsi a colture pulite, sia nei trattamenti sia nel commercio. E, don Ciotti, tutto questo e di più mette insieme con un calore e una passione che scuotono pubblico e autorità. “Dobbiamo gridare insieme che nessuno può essere condannato a vita al suo luogo di nascita. Dobbiamo vivere la libertà in rapporto agli altri, non a discapito degli altri”. E così fa capire come tutto debba stare insieme: la terra pulita, la dignità delle persone, l’agricoltura etica. Un discorso che rinforza e dà spessore a quelli che lo precedono: l’intervento della vice presidente del Perù, Marisol Espinoza Cruz, sul riscatto di tanti agricoltori peruviani uniti in cooperativa per portare sul mercato le piccole produzioni biologiche; quello di Hugo Valdes, direttore della Cooperativa Sin Fronteras peruviana; quello del presidente di Alce Nero, il marchio di produttori di cibo buono e sano, Lucio Cavazzoni; il coordinamento del giornalista Stefano Liberti.

“Occorre una nuova coscienza ecologica che restituisca alla terra la sua anima. E’ quest’anima che ci ha fatto riconoscere il sogno di un siciliano, Pio La Torre, che negli anni ’80 grida quanto sia importante togliere i patrimoni a chi li ha messi insieme con la violenza. E un altro siciliano, don Luigi Sturzo, nel ’900 dice che la mafia ha i piedi in Sicilia ma forse la testa a Roma”. L’associazione Libera vuole dare concretezza a quel sogno – dice con enfasi il prete di strada – il sogno di non lasciare sole le realtà del sud”. Nove cooperative biologiche che Libera non gestisce – precisa – ma che promuove, investe, supporta. “Perché quella pasta, quell’olio, quei taralli che voi trovate sugli scaffali sono la testimonianza che, nonostante tutto, il sogno è possibile. E’ possibile liberarsi dalle mafie e dalla corruzione e riscattare la bellezza a partire dalla valorizzazione dei beni confiscati”. Perché oggi le mafie sono tornate forti – ammonisce don Ciotti – hanno tanto denaro e lo investono: gestiscono una grande fetta dell’agro-alimentare. Le mafie non sono un mondo a parte; vivono tra noi; cambiano sempre, restando se stesse con una capacità di adattarsi molto velocemente e di nascondersi in mezzo a noi. Cooperare significa mettere insieme le forze, il lavoro dà identità e dignità alle persone, come la scuola. Ecco: scuola e lavoro, i due grandi strumenti di lotta alla mafia. “Sono innamorato della terra – conclude Luigi Ciotti – della vita, degli animali. La terra ci è maestra e quelle terre confiscate sono (scusate l’espressione) cosa nostra, sono l’affermazione di un bene di tutti!”.

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