4 Ottobre 2015

INTERNAZIONALE
Geografie criminali fra narcotraffico e finanza

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 3 minuti

atlante mafie

Mafia capitale come modello della criminalità organizzata del futuro. È la ‘profezia’ di Enzo Ciconte, fra i massimi esperti in Italia della storia e delle dinamiche delle associazioni mafiose e consulente della commissione parlamentare antimafia: “Mi auguro che quello che sto per dire non si avveri, ma temo che il modello romano di condizionamento possa rappresentare il modello futuro di mafia, che si ripulisce delle attività più violente e del traffico di droga ed entra tramite la corruzione nel mondo della politica e dell’economia”. Ciconte lo afferma di fronte al pubblico che sabato pomeriggio ha affollato il cortile del Castello per la presentazione del terzo volume di “Atlante delle mafie. Storia, economia, società, cultura”, da lui curato insieme a Francesco Forgione e Isaia Sales ed edito da Rubbettino.
Appena prima ha definito l’organizzazione romana come “un’escrescenza criminale nuova e originale, che ha avuto la capacità di stabilire legami corruttivi con la politica e l’economia al punto di arrivare alla configurazione del 416 bis”, cioè l’associazione mafiosa. E anche l’inchiesta Aemilia sulla presenza mafiosa nella nostra regione (la cui prima udienza preliminare è prevista per il 28 ottobre in uno dei padiglioni della Fiera di Bologna, ndr) ha evidenziato fenomeni corruttivi che hanno portato a condizionamenti e distorsioni nel sistema economico legale. Ciconte però è ottimista: “In Emilia Romagna ci sono le forze e le capacità per una nuova liberazione dalla mafia” che minaccia “il vostro modello di comunità per come lo avete conosciuto negli ultimi cinquant’anni”.

Nel nuovo “Atlante delle mafie” si parla dei rapporti tra mafie ed economia, tra mafie e finanza, perché “il denaro che proviene dalla droga non ha più l’etichetta e si confonde con quello dell’evasione”, ha sottolineato Ettore Squillace Greco della Dda di Firenze, fra gli ospiti della presentazione. Secondo il magistrato questi sono i maggiori cambiamenti degli ultimi anni: la capacità delle mafie di infiltrare la finanza e la loro internazionalizzazione. Ecco perché l’Atlante allarga l’orizzonte al di là dell’Oceano, guardando a Brasile, Messico, America Latina.
Ma parla anche di “cosa è successo a Cosa Nostra dopo la cattura di Riina, ma soprattuto dopo l’arresto di Provenzano”, e di come negli ultimi anni il ruolo dominante sia stato assunto dalla ‘ndrangheta. Due sono i motivi per cui è accaduto, secondo Ciconte: il primo è che “è riuscita a diventare la regina del narcotraffico, in particolare della cocaina”, il secondo è che “è sempre stata un’organizzazione mafiosa sottovalutata e poco conosciuta”.

Le ultime battute dell’incontro sono state dedicate alla necessità di una “nuova religione civile basata sull’etica della responsabilità” dopo la crisi morale e culturale degli ultimi anni.
“Le mafie sono violenza e relazione, non hanno colore politico. I partiti sono autobus sui quali le mafie salgono per arrivare da qualche parte. Noi cittadini dobbiamo saper distinguere fra chi è disposto a fare da bus e chi no, perché in fondo la classe politica è una nostra espressione” ha detto Squillace Greco. “Non le si può considerare solo un problema criminale” e “non ci si può affidare solo ai magistrati”, ha aggiunto Ciconte: “c’è bisogno dell’impegno di tutti”.



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