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Lo sguardo poetico sull’Iran dei giovani autori persiani

INTERNAZIONALE
Lo sguardo poetico sull’Iran dei giovani autori persiani

Mehdi Rabbi
Tempo di lettura: 4 minuti

“Io scrivo storie perché non posso farne a meno. La scrittura è per me come una passeggiata notturna infinita e gioiosa” (Mehdi Rabbi)

Il giovane Mehdi Rabbi, classe 1980, è per la prima volta a Ferrara ma questa è anche la sua prima volta fuori dall’Iran. Al Festival di Internazionale ha presentato un libro speciale, edito da una giovane casa editrice, Ponte33, che traduce solo autori persiani, con uno sguardo attento, approfondito e ben documentato su questo mondo. Ma anche tenero e avvolgente. In questa avventura editoriale si cercano giovani autori, se pur già insigniti di alcuni importanti riconoscimenti, soprattutto per aiutare i lettori a uscire da ogni stereotipo sull’Iran. Il nome Ponte33 richiama il persiano Si-o-se pol, bellissimo ponte di Isfahan sotto le cui arcate, 33 appunto, da sempre giovani e meno giovani si incontrano, parlano, discutono, recitano versi, leggono libri. Insieme a Bianca Maria Filippini, Felicetta Ferraro, ex addetta culturale dell’ambasciata italiana a Teheran, al suo rientro in Italia nel 2008 aveva avuto l’idea di creare uno spazio, un’associazione culturale che facesse anche editoria, per far conoscere un paese dove aveva vissuto e che amava profondamente, ma di cui si parlava solo negativamente, di cui si conoscevano solo opere di letteratura di fuoriusciti che scrivevano di una realtà che non esisteva più. Da qui l’idea di comunicare la ricchezza iraniana dal di dentro, descrivendola dall’interno.
Più che una casa editrice classica, uno spazio nel quale far ‘transitare’ verso l’Italia scrittori, poeti, grafici, artisti e presentare una produzione culturale autentica, diversa dagli stereotipi infarciti di chador che fa intravedere begli occhi di donna orientale, che hanno invaso il mercato editoriale. E anche la copertina del libro di Rabbi è diversa, realizzata da un grafico iraniano che ora espone a New York. Altra originalità di Rabbi è che viene dal sud, da una regione ricca di petrolio, ma che vive una realtà difficile dal punto di vista ambientale. Non si parla della scintillante e viva Teheran: non più la capitale al centro, ma i piccoli centri, in un libro di racconti con i giovani come grandi protagonisti. La parola chiave è “cercare qualcosa in più”. Il titolo scelto è quello di uno dei racconti, ma riesce a dare un’idea generale di tutto il libro: ha a che fare con i ricordi personali di Mehdi e con le sue esperienze amorose, i racconti di una generazione che vive una nuova apertura, la storia dei suoi vent’anni, le corse serali per andare dalla sua amica, per andare a bere e divertirsi, il momento più importante della giornata. Questo è il personaggio del libro in cui Mehdi si riconosce: un ragazzo che riflette le speranze dei giovani. Lui ama correre e “forse la corsa può dire qualcosa della nostra generazione abituata a riflettere – dice – che non cerca lo scontro con i problemi che incontra, la corsa è un modo per pensare e risolvere i problemi”. I giovani sono la maggioranza della popolazione iraniana, gli under 25 sono fra il 60% e 70%. Alla domanda su cosa i giovani sperino che porti questa apertura di credito verso l’Iran, Mehdi risponde che con l’accordo sul nucleare gli iraniani hanno trovato la speranza che il dialogo torni al centro della vita politica, che la nuova economia porti a nuove libertà sociali. Lui non parla mai di velo, nemmeno di religione o di politica in senso lato. Vuole solo raccontare i ragazzi, con una lingua che a volte ricorda la loro estrazione popolare, che sottolinea l’importanza della cultura locale; vuole parlare di amicizia, di amore, di solitudine, di desiderio di realizzarsi, di rapporti genitori-figli, di disincanto giovanile, della piccola cittadina di Ahvaz, con il suo clima, i ponti, gli alberi esotici, i mercatini, i giovani universitari. E mentre nel Khuzestan seccato dal sole il fiume Karun scintilla e la vita scorre, Mehdi esplora i sentimenti e i legami che da sempre tengono uniti uomini e donne.
Un’altra visione dell’Iran. Finalmente. Ci voleva.

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