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A lezione di Democrazia. Prima ora: libertà di espressione

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A lezione di Democrazia. Prima ora: libertà di espressione

lavagna
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Qualcuno brandiva un cartello su cui era scritto “Ladri di Democrazia”, ma alla Festa nazionale della scuola del Pd a Ferrara in piazzetta San Nicolò ieri sera a non parlare  è stato il ministro Giannini, costretto dalle urla della contestazione ad abbandonare il tendone allestito per i dibattiti.
Un’occasione importante per la città, forse sottovalutata. Lo sapevano anche i ciottoli che a organizzare un’iniziativa sulla scuola con la presenza del Ministro sarebbe arrivata la protesta confezionata da fuori, e va a sapere se erano tutti insegnanti precari o contestatori di professione.
Ferrara deve delle scuse al Ministro, e lo dice uno che con la sua riforma non si trova d’accordo. Io non conto niente, ma le chiedo scusa per tutta la città. Evidentemente non abbiamo vigilato a sufficienza per evitare che a qualcuno nella nostra città fosse impedito di parlare, perché nessuno potesse giungere a rubare democrazia alla città, inibendo la parola alle istituzioni, quelle democratiche: perché il ministro, prima di tutto, è il rappresentate di quelle istituzioni su cui si fondano la Repubblica e la sua Costituzione.
Ancora più grave perché quando si parla di scuola, si parla del luogo dove la democrazia si apprende, dove si apprende a essere cittadini, la scuola è il luogo per eccellenza dove si pratica l’ascolto, l’ascolto di tutti. Non avrebbe mai dovuto accadere che la parola “scuola” potesse essere accostata ad episodi da squadrismo fascista come quelli che ieri sera hanno impedito a un ministro della Repubblica di parlare.
Voglio credere che le urla, le offese pesanti, i petardi puzzolenti lanciati, non provenissero da persone che praticano la professione di insegnanti, di educatori, di formatori, perché se così fosse a questo Paese in questi anni è sfuggito di mano qualcosa di grave, di molto grave, e non c’è “Buona Scuola” che tenga. Qualcuno sommessamente aveva suggerito che i problemi da affrontare avevano ben altro spessore, ma tant’è. Anzi c’è da temere che questi precari vengano messi in ruolo. Nessuno mai affiderebbe quanto ha di più caro, i propri figli, nelle mani di queste persone. Questi contestatori non avevano certo a cuore la difesa né dell’istruzione né della scuola pubblica, perché non potevano arrecare un’offesa maggiore all’immagine della scuola pubblica e alla professionalità di chi vi lavora.
La cosa che più amareggia è che tra il pubblico c’erano con i loro cartelli componenti del comitato “Lipscuola” (Legge di iniziativa popolare per la scuola), come rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei docenti, e nessuno di loro è intervenuto per dissociarsi dalla gazzarra inscenata dai gruppi che contestavano. Anche questa è una grave ferita alla nostra città e alla sua democrazia. E chi brandiva il cartello “Ladri di Democrazia” ha ben da riflettere, perché questa volta il ladro, o per lo meno complice dei ladri, è stato lui.

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