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Italia, tanti alibi mai un’autocritica

solidarieta

di Valentina Scabbia

MAGONZA – Mi fa paura osservare, da qui, il razzismo crescente in Italia, vedere quanto sia presente fra la popolazione. Tutte le invettive contro i Rom o gli extra comunitari… Se consideriamo l’Italia un paese cattolico ora mi chiedo dove è l’amore per il prossimo? Perché non si divide più ciò che si ha con i bisognosi? In fin dei conti ci si è dimenticati di quanti italiani all’inizio del ventesimo secolo a causa della fame sono espatriati verso l’America nella speranza di una vita migliore. Noi, io e mio marito viviamo da anni insieme ai profughi (sono nostri vicini temporanei). Non hai parole quando vieni a sapere delle loro tragedie, bambini cechi perché colpiti da bombe, cicatrici dovute a torture, problemi psichici conseguenza di anni trascorsi rinchiusi in campi di concentramento. E la lista potrebbe continuare per alcune pagine. Certo in Italia c’è poco lavoro, i segni della crisi sono visibili eppure non penso sia impossibile offrire agli ospiti stranieri una vita dignitosa. In fondo questa crisi economica è stata causata anche dagli italiani stessi. Sono stati loro a sostenere e votare per anni (usiamo le parole di Peer Steinbruek, ex candidato del partito socialista tedesco) “un clown”. Ed ora proteste, manifestazioni, scioperi, ingiurie anche contro la Merkel! Mettiamo in chiaro: non sono una sua sostenitrice e non condivido le sue direttive per quanto riguarda la politica dei tagli per le nazioni come Grecia, Italia, Spagna che non fanno altro che peggiorare la situazione di quei paesi. Mi arrabbio nel vedere, leggere e sentire che si cerca solo un capro espiatorio, un colpevole per non essere costretti a fare un esame di coscienza. Tra le mie conoscenze non ho ancora sentito nessuno recitare il “mea culpa”. La colpa è sempre e solo degli altri. Tutti i politici pensano prima a se stessi e poi forse ai loro concittadini (anche qui, benché in una forma meno palese, ci sono dei piccoli scandali: i tedeschi non sono certo dei santi), ma chi li elegge? La possibilità per un cambiamento c’è sempre e la speranza è sempre l’ ultima a morire anche in una ferrarese che da anni ha lasciato fisicamente la propria città, ma con il cuore vi risiede sempre.

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