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“Je suis Paris”. Io invece no

L’OPINIONE
“Je suis Paris”. Io invece no

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“Je suis Paris” come espressione attaccata sulla giacca o declamata a voce alta: “Resistere, resistere, resistere contro il terrorismo”. Sono espressioni giuste e apprezzabili ma anche troppo facili e passive, simboliche. Personalmente non sono un parigino e nemmeno parlo una parola francese. Sono un cittadino di Monaco ( e da un pezzo anche di Ferrara ). Devo resistere nella mia vita concreta dove vivo e dove sono radicato contro le barbarie di ogni tipo, la distruzione dello Stato di diritto , la corruzione diffuso.
Oggi non si puo parlare o scrivere solo sulla cultura dentro la mura di Codigoro, di Ferrara, di Monaco nemmeno d’Europa. Dobbiamo aprire le finestre delle nostre case talvolta soffocanti e piene di polvere culturale, ma piene anche di una storia civile, umana fatta di grandi valori per quale si deve “resistere, resistere, resistere”.
Ma non dobbiamo solo difendere il nostro gran tesoro di cultura, d’arte, di valori democratici. Dobbiamo anche aprire le nostre finestre per nuovi orizzonti culturali. In questi tempi di “cash & carry“ e dell’elogio della irresponsabilità come virtù ci mancano uomini che rappresentano altri valori di vita.
Come ha scritto una volta Claudio Magris, “valori freddi, i quali stabiliscono condizioni di partenza uguali per tutti, permettono a ognuno di coltivare i propri valori caldi, di inseguire la propria passione”. Difendere i “valori freddi” della civiltà e della democrazia in un modo non retorico e clamoroso contro l’inciviltà e disumanità. Ogni atto terribile e crudele come quell’attentato di Parigi due settimane fa crea subito una valanga di frasi retoriche, piene di un pathos vuoto, che servono a nulla, tranne che ad appagare il proprio narcisismo e la vanità di presentarsi come un uomo civile.
Ma mi pare più serio e sobrio ricordare una bella frase di Primo Levi, scritta avendo un’esperienza davvero terribile sulle spalle. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”

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