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La Balena Bianca e i suoi eredi: oggi manca l’attitudine all’ascolto e alla mediazione

Tempo di lettura: 6 minuti

di Francesca Ambrosecchia

Che mare politico stiamo attraversando? È inevitabile interrogarsi una volta entrati nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea ove campeggia il profilo scudocrociato disegnato nella pancia di una Balena Bianca, simbolo che ci riporta indietro con la macchina del tempo… I convenuti sono qui per assistere al terzo incontro del ciclo ‘Chiavi di lettura’ dal titolo ‘Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca’, organizzato da FerraraItalia. Il dibattito prende avvio dalla domanda sull’eredità politica della Democrazia Cristiana. Da Tangentopoli in poi, cosa è successo? E’ oggi cos’è rimasto? La il Grande Cetaceo sta tornando in auge o si è definitivamente inabissato, travolto dai rivolgimenti sociali? Dietro ai microfoni prendono posto, assieme a Sergio Gessi  – che introducendo il dibattito segnala e documenta quel che considera una ritrovata capacità di condizionamento culturale e valoriale da parte del mondo cattolico (leggi) -, Marco Contini giornalista di Repubblica, Luigi Marattin docente a UniBo e consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alessandro Somma docente di diritto comparato all’Università di Ferrara e collaboratore di Micromega e infine Enzo Barboni presidente Unpli Pro Loco ferraresi ed ex segretario provinciale della Democrazia Cristiana. Gessi ricorda come nel 1983 in un celebre titolo ‘il manifesto’ profetizzasse “non moriremo democristiani, e il crollo del regime clientelare che rappresentava la parte deteriore di quel sistema di potere avvenne effettivamente una decina di anni dopo, ma non per mano degli elettori bensì per l’azione della magistratura all’epoca dell’inchiesta Mani pulite.

Marco Contini è il primo a esporsi esclamando: “Magari morire democristiani!” e non, come afferma lui stesso, per astio nei confronti del partito di governo attuale e dei suoi leader ma per taluni tratti che caratterizzavano la Dc “un partito interclassista che ha dato vita ad una serie di riforme di fondamentale importanza per il nostro Paese e che nutriva un rispetto sacrale nei confronti dei corpi intermedi. Inoltre riteneva che la vittoria elettorale non fosse un mandato assoluto ma che si dovesse esercitare con moderazione e cautela e aveva delle basi solidissime in tutti gli ordini professionali, basti citare i sindacati”. Si trattava di una modalità di gestione che fruttava senza dubbio consenso e grandi quantità di voti, ma consentiva anche di raccogliere le richieste diffuse nel Paese. Sostiene Contini che sia proprio questo a mancare agli attori politici attuale: la vocazione a rappresentare la complessità. Vinte le elezioni si perde di vista il concetto stesso di mediazione, parola di grande significato nel contesto politico che ricorre ampiamente negli interventi dei relatori.

Lo stesso Somma individua nel precedente governo Renzi una forma di ‘cesarismo’, affermando che se tale leader fosse stato democristiano avrebbe avuto maggior cura dei corpi intermedi durante il suo mandato e quindi avrebbe fatto attento uso dello strumento della moderazione. Asserendo convintamente che la Dc è legata a una fase storica ormai superata, alla domanda “moriremo moderati?” oppone il suo pessimismo: “Moriremo da semplici individui, avendo smarrito la dimensione collettiva, soli e impoveriti economicamente ma anche culturalmente“.

Ben lontano invece dallo scenario politico, per Luigi Marattin, sono sia il concetto di ‘cattolici’ sia quello di ‘moderati’: non solo il consigliere non reputa praticabile il confronto tra i periodi pre e post Tangentopoli, possibile solo a livello analitico storico o politologico, ma pone il dubbio anche sul concetto di ‘moderatismo’ e si chiede se “bisogna essere moderati nei contenuti o nei toni”.  Partendo dal presupposto che il nostro Paese necessita di profondi cambiamenti, Marattin pone la questione circa l’efficacia delle soluzioni moderate o se invece la fase attuale non richieda anche strappi e discontinuità, senza la necessità di dover rappresentare tutti gli interessi in campo. Essendo quella attuale una realtà politica, ma anche socio-culturale, diversa da quella esistente ai tempi della Dc e caratterizzata da partiti che vogliono mantenere il proprio “status quo” senza dover forzatamente mediare, è necessario propendere verso una democrazia competitiva, in termini di alternanza.

Da ex segretario provinciale della Democrazia Cristiana, Enzo Barboni afferma che il bilancio dei cinquantacinque anni di governo della Dc è senza dubbio positivo: definisce il partito come profondamente laico, talvolta anche in opposizione alla gerarchia ecclesiastica, e “caratterizzato da un profondo radicamento sul territorio, dato dal grande consenso popolare”. Come diceva De Gasperi era “un partito di centro che guardava a sinistra” . Anche per l’ex segretario locale, la Balena Bianca non tornerà più, il suo declino si è avuto a partire dal ’78 con la morte di Aldo Moro: il mondo ora si è aperto e trasformato e necessita di adeguati e aggiornati strumenti di politica economica e sociale, profondamente diversi dai quelli cui in passatosi faceva riferimento.

In ultima analisi Fiorenzo Baratelli, direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara, che ha portato il suo contributo a margine della conferenza, rimarca la confusione della fase politica attuale a cui consegue l’incapacità da parte delle varie fazioni politiche di costruire qualcosa di nuovo e adatto a tale realtà. Anch’egli ricorda i democristiani come grandi mediatori “lo stile dei leader politici odierni dovrebbe essere più umile e il valore dell’associazione e della sana mediazione dovrebbe essere esaltato”. Tutto ciò tenendo fede alle parole di Aristotele secondo cui essere moderati era la cosa più difficile perché stava a significare ascoltare e “ritenere il meglio” delle diverse posizioni presentate.

Nel finale, la ‘rivelazione’ di Giuseppe Toscano, uno dei maggiorenti della Dc ferrarese negli anni d’oro, presente in sala: “La Dc tecnicamente non è morta: il Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana vige tutt’ora non essendosi mai autoaffondato. Attualmente il segretario è Gianni Fontana”. E chissà, allora, che un giorno non capiti davvero di scorgere ancora nel ‘mare politico’ quell’antico cetaceo…

Il video integrale del dibattito sarà prossimamente disponibile sul canale tv di Ferraraitalia

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