18 Agosto 2022

La Centrale a Biometano a Villanova stravolgerebbe il territorio.
La transizione ecologica non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e della vita dei residenti.

Sandra Travagli

Tempo di lettura: 6 minuti

Nelle prossime settimane sono previsti passaggi determinanti riguardo la realizzazione della Centrale a biometano a Villanova di Denore, a pochi chilometri da Ferrara.  Al di là del giudizio sulla opportunità e sulla localizzazione dell’impianto – che in ogni caso sembra sovradimensionato e quindi foriero di gravi conseguenze sociali ed ambientali – quello che risulta insopportabile è il vizio degli enti pubblici (in questo caso il Comune di Ferrara) di decidere interventi e avviare procedure senza il coinvolgimento attivo dei cittadini. Non è accettabile – ce lo ricorda Sandra Travagli nel suo intervento inviato a periscopio – sventolare lo slogan della pur necessaria transizione ecologica  per nascondere l’opacità di decisioni assunte senza una seria programmazione, senza adeguati approfondimenti, senza informare e consultare gli abitanti direttamente interessati . Questo quotidiano sarà lieto di ospitare le opinioni di chi, a titolo istituzionale o personale, vorrà contribuire al dibattito in corso.
(Francesco Monini)
Sono molto preoccupata al pensiero di doverle presentare in breve e  in maniera utile l’argomento centrale biometano,  ma soprattutto di dare un senso all’idea, che ho da tempo, che ferraraitalia/periscopio potrebbe essere un  luogo importante di approfondimento e confronto su questo tema.
In estrema sintesi, è come Lei già saprà,  è prevista la realizzazione di una centrale per la produzione di biometano nei pressi di Villanova di Denore. Il Consiglio Comunale, il 21 febbraio di quest’anno, non concede le autorizzazioni alle varianti urbanistiche e di fatto sembra che bocci in maniera definitiva il progetto.
E subito parte l’azione dei ‘seri’ – come li definisce oggi nella sua nota Nicola Cavallini nel ragionamento sui rigassificatori che ben si avvicina al nostro tema – viene condannato l’operato dissennato della Giunta che, soprattutto nel preciso “momento storico” di fine febbraio 2022, decideva di non contribuire a rendere autonomo il Paese dal gas russo.
I riferimenti poi alla primaria Società che avrebbe realizzato la centrale e al guadagno che ne sarebbe derivato agli agricoltori rendeva più  completo il quadro dell’occasione persa.
Qualcuno parla anche di patriottismo mancato…
Non è sarcasmo, mi creda, sono state queste le motivazioni che spingevano per la realizzazione dell’impianto e non sono mancati lo “dice il PNRR” e anche un “ce lo chiede l’Europa”. Punto. Per rincuorarmi lo definisco il fuoco amico. Ho chiaramente una conoscenza delle normative e delle politiche energetiche da persona comune e oggettivamente molto coinvolta, però ho la sensazione che ideologia e anche superficialità stiano influenzando troppo la situazione.
Cercando di avere maggiori informazioni, scopro casualmente che il procedimento di autorizzazione del progetto, da parte di Arpae  va avanti. Posso acquisire la documentazione e presentare anche osservazioni.
Scopro via via che quella che dovrebbe essere realizzata sarà una delle centrali più grandi della regione,  cinque volte più grande di quelle già presenti nella nostra zona (in un raggio inferiore ai 10 km ce ne sono altri cinque), che ‘digerira’ 100.000 tonnellate, per metà stocchi di mais, sorgo etc. (checampagna ferrarese immagino si contenderanno con gli altri impianti) e metà reflui zootecnici, pollina e residui dell’industria agroalimentare provenienti da fuori provincia e anche da fuori regione.
Ne usciranno 45.000 tonnellate di ‘digestato’ che verrà sparso nei campi, in un raggio di 15 km.
Sono previste decine di migliaia di viaggi di trattori e di camion, in ogni periodo dell’anno. Sarà  costruita in deroga alle distanze dalle abitazioni previste dal Regolamento Urbanistico Edilizio del Comune di Ferrara.
Verrà prodotto metano ‘green’ che sarà immesso nel metanodotto della  Snam che passa proprio a pochi metri da qui.
E tutto questo, nel silenzio assoluto. Per la realizzazione di un impianto industriale di questa portata non sono coinvolti i residenti, non c’è nessuna voce che domandi cosa ne sarà di questo territorio, che modificazioni irreversibili subirà, quali conseguenze subiranno le persone che vivono attorno all’area di progetto.
Temi come la tutela paesaggistica e il consumo di suolo sono ritenuti inutili in questa zona,  che anzi viene definita non di pregio.
È ‘semplicemente’ campagna! La nostra è una tipica zona della campagna ferrarese!
Ma siamo a 12 km dalla città!  È l’area di cintura verde che caratterizza da sempre Ferrara. 
Ogni volta che io dico di aver scelto di abitare a Villanova mi sento dire” di Denore? ” e la conoscenza finisce lì.  Non mi dovrebbe stupire l’assenza di attenzione!
Penso però, e cerco di ragionare con tutti quelli che hanno voglia di ascoltarmi, che la transizione ecologica non può giustificare ogni cosa ma che è indispensabile riconoscere la complessità e dare valore anche ad aspetti che possono sembrare a prima vista secondari.
Ma siamo ad oggi.
Finalmente si parla di questa situazione sulla stampa.
Escono informazioni più dettagliate e di conseguenza i primi dubbi.
L’Amministrazione comunale riporta adesso il ragionamento sull’opportunità di approvare la realizzazione di una centrale dimezzata per arginare il rischio di vedersela appioppare intera.
E adesso sempre più persone si chiedono se non era possibile uno svolgimento diverso della vicenda.
L’accusa di non volere semplicemente la centrale vicino a casa propria e di irragionevolezza nel voler anteporre i propri legittimi diritti  al perseguimento dell’interesse pubblico – come stabilito anche  dal PNRR – sono solo scuse, a mio avviso, per nascondere la mancanza da parte degli enti pubblici di una  programmazione efficace e di una pianificazione vera di questo tipo di interventi, a tutela generale dei cittadini e non dagli investitori, che è evidente hanno altre finalità.
Credo di dovermi fermare, ma solo nel racconto di quanto è successo fino a qui.
Mi auguro che tante persone abbiamo voglia di pensare a quello che potrebbe succedere  o che succederà dalle parti di Villanova. a sostegno delle nostre preoccupazioni,  ma soprattutto  per uscire dalle improduttive contrapposizioni ideologiche sui temi della energie alternative e sul contributo dovuto da tutti, e in modo coerente, per la salvaguardia dell’ambiente. Altrimenti riconosciamo di accettare tanti interventi parziali che lavano le coscienze ecologiche e non portano da nessuna parte.
In copertina: Building-observatory-dome-biogas-manure-factories-pxhere.com (Wikimedia Commons)

Commenti (3)

  • Perfettamente d’accordo su tutto e per tutto. Purtroppo l’Italia è piena e si sta riempiendo sempre di più di impianti pseudosostenibili di energie cosidette alternetive, ma che on realtà rappresentano Grandi Opere, spesso poco utili alla comunità obbligata suo malgrado ad ospitarle. Siamo joi, i cittadini che dobbiamo vigilare e difendere il nostro territorio da opere imponenti, inquinanti, che steavolgono i nostri luoghi e la nostra identità! Grazie a Sandra Travagli del bell’intervento. E…la lotta prosegue!

  • Credo siano perfettamente condivisibili i ragionamenti e le preoccupazioni di Sandra Travagli su questa nuova impresa, cosiddetto ” investimento biotecnologico” che questa amministrazione vuole avviare e,
    naturalmente… senza coinvolgere i cittadini. Sarà vero che a Villanova di Denore c’è tanta campagna ed un numero ridotto di abitanti ma vivaddio, non per questo si può far finta che questa operazione sia chiaramente dannosa per la sua ricaduta ambientale non solo per Villanova ,ma per il nostro intero territorio. Pare assolutamente chiaro che decisioni così discutibili,questo Comune non voglia metterle in piazza perchè forse non sa valutarne nemmeno l’entità,ma credo proprio che la stampa,i media che sbandierano talora anche notizione da baraccone (in questo periodo molto frequenti),debbano assumersi la responsabilità di diffondere notizie che davvero implicano conseguenze di cui la gente non sa urla e soprattutto che ricadranno sulla salute di tutti!

  • “Non nel mio giardino”
    Sarebbe bello che un regolamento nazionale obbligasse ogni singola provincia a gestire i propri rifiuti, i propri reflui, i propri scarti, all interno del proprio territorio.
    “A ognuno i suoi”

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