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La Costituzione e la bellezza:tra aneddoti e opere d’arte di un Italia in cammino verso l’identità repubblicana

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E’ tempo di riforme, è tempo di votazioni ed è tempo, si dice, di cambiamenti. Senza voler esprimere un giudizio rispetto la votazione alla quale gli italiani dovranno partecipare che riguarderà appunto la riforma costituzionale, sarebbe utile per tutti leggere il libro edito da La Nave di Teseo, scritto dal critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi e dal giurista e costituzionalista siciliano Michele Ainis dal titolo: “La Costituzione e la bellezza”. L’opera è ricca di aneddoti e curiosità che mettono in comunicazione due mondi, apparentemente così distanti come quello della giurisprudenza e quello dell’arte e della cultura, ma che si rivelano all’interno della nostra carta costituzionale essere vicini e inscindibili, uniti da un’alchimia di bellezza, ma non tanto estetica quanto profonda e vera. All’interno del volume sono citati numerosi articoli della costituzione Italiana, ma senza dubbio quello che è più importante a livello di “bellezza” è l’articolo 9 che così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Sarebbe opportuno riflettere su ogni singolo concetto espresso in questo crogiolo di valori e di stupendi propositi che i padri costituenti hanno voluto inserire all’interno della costituzione. Senza dubbio tanto si è già detto e tanto ancora si dirà sulla carta costituzionale del nostro paese, ma il valore aggiunto del libro “La Costituzione e la Bellezza” è che si parla non solo, come purtroppo molto spesso accade, di bellezza formale, ma bellezza sostanziale. La bellezza di cui Sgarbi e Ainis parlano è una bellezza universale, la bellezza della democrazia, dell’essere tutti uguali davanti alla legge, dell’essere tutti cittadini con pari dignità, di essere cittadini liberi. Il bello è un concetto da sempre dibattuto nel corso della storia, e della storia dell’arte, ma solo chi non ha cuore e non ha una sensibilità rimarrebbe freddo e impassibile dinnanzi ad un’ opera di Tiziano, di Piero della Francesca, di un Donatello, di un Caravaggio, e così via. Ciò che è fondamentale recepire dalla lettura di questo interessantissimo volume è che ci sono, o meglio che ci dovrebbero essere valori e insegnamenti che sarebbe opportuno facessero parte del bagaglio culturale di ogni italiano, di ogni cittadino che si rende artefice giorno per giorno del futuro della sua Nazione perché crede fermamente in questi valori Repubblicani e democratici che con tanto sforzo nel corso della storia sono stati conquistati. Quindi prima di “toccare” la nostra carta costituzionale, si deve considerare che ciò che è scritto al suo interno è frutto di un impegno e di uno sforzo di una Nazione intera, che aveva voglia di rinascere a seguito del disastroso conflitto mondiale. Ma ancora più importante è questo: per evitare scontri, guerre e diatribe, molto spesso causate da una grande ignoranza di fondo si dovrebbero guardare più musei, frequentare mostre, e quindi educarsi alla bellezza, per evitare disastri. Direi che la summa di questo libro potrebbe essere una frase di Fedor Dostoevskij: “L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe vivere”.

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