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La crisi del settore Moda: lockdown e chiusure hanno effetti a lungo termine, e Ferrara ne soffre più di altri territori.

Tempo di lettura: 3 minuti

Da: Stefano Ravioli, Cna Ferrara

Una situazione difficilissima quella del settore moda che a Ferrara, territorio con numerose imprese di subfornitura e produzione, si fa sentire ancor più che altrove. E’ quanto emerge dalle voci degli imprenditori che abbiamo raccolto in questa breve rassegna.

“Il sistema della moda opera con ritmi stagionali e questo produce effetti che non si possono ignorare. Un capo invenduto oggi, tra due mesi è obsoleto e non riproponibile. D’altra parte, i capi che oggi si trovano nelle vetrine dei negozi sono stati acquistati dalle imprese di produzione otto-nove mesi fa”. Marco Felloni è titolare di Ma.Ni., azienda di creazione e produzione di abbigliamento femminile fondata nel 1989, insieme alla moglie Nicoletta Ruggiero. “Il territorio ferrarese – spiega – è un polo riconosciuto per la qualità della subfornitura tessile-abbigliamento e rifornisce marchi di prima grandezza del settore moda. A causa di lockodown e chiusure subisce riduzioni di fatturato del 40-50%. Le chiusure di ottobre e novembre, ad esempio, fanno sì che i negozi si trovino con tanto invenduto e riducano gli ordini sui capi da acquistare per le prossime stagioni. In pratica, le mancate vendite di oggi producono riduzioni sugli ordini per l’abbigliamento autunno-inverno 2021. Qualcosa di simile è accaduto in primavera-estate. E questo non a Ferrara, a Milano o in Italia, ma in tutta Europa e nel mondo. Il governo dovrebbe tenere ben presenti queste cose, quando programma i ristori e gli indennizzi alle imprese”.

“Tuta la filiera della moda è ferma o ha subito fortissimi rallentamenti – spiega Laura Vallieri, Presidente di Cna Federmoda Ferrara – Bisogna considerare che, accanto alle chiusure imposte ai punti vendita in molte parti d’Italia, sono sospese molte occasioni per indossare abiti di qualità. Si pensi alle cerimonie, ai matrimoni, alle occasioni ufficiali. Tutti momenti motivanti, che attualmente mancano, e inducono a rinviare, se non a cancellare, l’acquisto di capi”.

Situazione molto difficile quindi, in cui è impossibile prevedere cosa accadrà domani: “oggi si naviga a vista – spiega la Presidente Federmoda – Io ho assistito a una riduzione a zero degli ordini per gli abiti da cerimonia, mentre la nuova attività di produzione di abiti realizzati con tessuti naturali sta dando buoni risultati.”

Europa e Stati Uniti fermi, Oriente che va fortissimo: è questo il riassunto della situazione secondo Dino Ragazzini, titolare di Inpell, azienda di Portomaggiore che opera nella subfornitura di cinture di altissima qualità. “I flussi di vendite della moda sono cambiati rapidamente. Se guardo la mia azienda, che produce cinture, durante i mesi del lockdown il fatturato si è ridotto a zero, e quelli sono i mesi in cui normalmente si portano a casa le basi del guadagno annuale. Ora stiamo cercando di recuperare: già chiudere l’anno in pari sarebbe una grandissima vittoria”.

“Queste testimonianze – conclude il Presidente di Cna Ferrara Davide Bellotti – dimostrano che, nell’assegnazione dei Ristori, il criterio dei Codici Ateco utilizzato dal Governo non funziona. È necessario tenere conto dei cali di fatturato subiti da tutte le aziende nel confronto tra il 2019 e il 2020, e lungo tutto l’arco dell’anno, non solo nei mesi del lockdown. Settori fortemente stagionalizzati come la moda dimostrano che solo così si può sperare di dare un aiuto concreto alle aziende”

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