Home > AVVENIMENTI > La crisi venezuelana raccontata da un’italiana

La crisi venezuelana raccontata da un’italiana

La situazione in Venezuela è sempre più incandescente. Tra proteste, minacce di interventi armati e Maduro che non vuole indire nuove elezioni, i più colpiti, come sempre nei conflitti, sono i cittadini. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con una di loro, una figlia di immigrati italiani che hanno costruito la propria fortuna nel paese sudamericano ma che da anni vivono l’oppressione del regime. Questo è il racconto di Paola.

Com’è la situazione in questo momento?
Finalmente abbiamo una speranza che le cose possano cambiare, che ci sia un nuovo governo, siamo felici che ci sia una possibilità, perché stiamo vivendo un periodo terribile con questo regime che espropria, ruba e uccide ragazzi innocenti.

Perché la gente appoggia Guaidó?
Perché è un giovane serio, senza una storia di corruzione alle spalle. Ciò renderebbe un suo governo diverso, un governo del popolo e per il popolo, il quale in questo momento non ha cibo e medicinali e affronta la quotidianità con una grande insicurezza a causa delle violenze. Inoltre Guaidó non ha idee comuniste e non ha rapporti con paesi terroristi. È un giovane, non ha un passato occulto, e potrebbe portarci fuori da questo socialismo del 21° secolo che ha distrutto il Paese, le sue terre vergini, la sua industria… Non è rimasto nulla in Venezuela. Guaidó ci sta dicendo che possiamo tornare ad essere una nazione prospera, con leggi che rispettino la giustizia sociale. Ecco perché la gente è dalla sua parte.

Per voi, se non ci fosse un cambio, che destino ci sarebbe?
Facile: se non ci sarà un cambio di governo dovremmo, con molto dolore, cambiare Paese, lasciandoci alle spalle il nostro capitale economico e umano in questa terra che ci ha accolto a braccia aperte. Avremmo potuto tornare in Italia e ricominciare, ma abbiamo deciso di rimanere e sopportare molte cose in questi 20 anni di socialismo, di epurazioni, di umiliazioni, come la mancanza di medicine, di cibo e l’insicurezza. Credo che questa sia un’occasione d’oro per uscire da questo regime che ci ha affamato.

Come si vive sotto un regime?
Io sono fortunata. Grazie ai sacrifici di mio marito fatti in 60 anni di lavoro possiamo permetterci di comprare il cibo al mercato nero. Ma solo quello che si trova. I servizi sono scarsi, come l’acqua e l’energia elettrica. E alle 18 devo chiudermi in casa perché il tasso di criminalità è troppo alto. Anche per portare a scuola i bambini i più fortunati usano la scorta. I nostri nipoti non sanno cosa voglia dire poter camminare per strada tranquillamente senza essere guardati a vista. Non è vita, è una galera a cielo aperto.

Con Chavez era migliore la situazione?
Chavez è stato l’origine di tutto, è stata la genesi della distruzione. All’inizio ha avuto anche buone intenzioni, ma i condizionamenti dell’ideologia cubana lo ha spinto a favorire quell’alleato, iniziando a mettere cubani in tutte le strutture governative, anche la più delicata, quella della sicurezza nazionale, delle forze armate. Abbiamo cominciato ad essere un Stato associato a Cuba o peggio, sotto la tutela de l’Havana. Chavez ha la responsabilità di averci lasciato Maduro come eredità del male.

Qual è l’opinione generale su Maduro?
È un burattino di Cuba e di Diosdado, il quale ha arricchito sé stesso e chi gli sta intorno, facendo affari e regalando le nostre risorse naturali.

Alimenti e medicinali sono disponibili?
Nel mercato nero (bachaqueo) si ottiene quasi tutto, ma a prezzi esorbitanti e in dollari, e la gente comune non può nemmeno sognarseli. Un antibiotico? Ti costa quello che guadagni con un salario minimo. Lo zucchero? Appare e scompare. I supermercati sono vuoti. I pannolini costano quanto un appartamento e l’inflazione “mangia” gli stipendi. Solo gli aiuti dei parenti dall’estero, se mandano denaro, rendono possibile sopravvivere.

L’interferenza degli Stati Uniti è una realtà che spaventa?
È una benedizione. Il regime ha dalla sua parte la polizia (Faes) che fa ciò che loro vogliono. L’unico modo per uscire dal regime è con l’aiuto di qualcuno, se degli Usa ben venga, non importa. Anche i paesi vicini stanno sostenendo la causa di Guaidó, insieme alla comunità internazionale tranne, purtroppo, l’Italia. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Dopo 20 anni di espropri, umiliazioni, famiglie separate, la fine di un governo criminale avrà come alleati anche gli Usa e la comunità internazionale. Anche se le cose stanno andando troppo a rilento: gli ammalati non possono essere più essere curati senza aiuti umanitari, molti pazienti sono morti a causa della mancanza di medicine e della fame. Quella di raccogliere il cibo dalla spazzatura è una realtà crudele, ma cambierà quando i ladri al governo andranno via.

Avete paura di una possibile guerra civile?
No, non ci sarà nessuna guerra civile. Gli unici armati sono loro [le forze governative pro Maduro ndr.], la gente non ha armi, è sempre stata vittima di questo Stato autoritario, che ha criminali armati a proteggerlo. Il popolo non è né armato né violento.

Quali sono le possibili soluzioni e come vedi il futuro del Venezuela?
La soluzione ideale sarebbe vedere Maduro e i suoi alleati esiliati dal Venezuela. Sappiamo, però, che non vogliono lasciare i loro nascondigli. Oramai questa nazione è un covo di criminali, se va via il governo Maduro, chi li proteggerà? Ma finirà tutto questo. Puliremo il Paese e ci sarà di nuovo fiducia. Ci sarà la divisione dei poteri, le leggi verranno applicate e rispettate, il Venezuela tornerà ad essere un Stato di diritto in cui ognuno vive del proprio lavoro e non con i “regali” del governo per comprare la lealtà. Un Paese dove sarà possibile acquistare cibo, medicinali, tutto quello che si vuole, senza sette ore di fila a perdere tempo. Una nazione dove l’inflazione non mangerà gli stipendi, dove le persone potranno invecchiare e godersi la pensione. Il Venezuela è una splendida terra, ma è stata “bruciata” dalle politiche del chavismo e del castrismo. Accetteremo l’aiuto di tutti contro chi ha rubato la ricchezza che apparteneva al popolo venezuelano, come il petrolio, le materie prime, contro chi ha distrutto l’Amazzonia con un ‘eco-cidio’ mai visto prima. Saremo con Guaidó e con la Costituzione, per far sì che torni a governare la legge. Dios salve a Venezuela!

 

Foto della marcia fatta a Chacao il 23 gennaio, dopo la proclamazione di Guaidó

 

Foto della marcia di protesta partita da Chacao il 2 febbraio scorso

I video delle due manifestazioni

Commenta

Ti potrebbe interessare:
I ragazzi curdi
DIARIO IN PUBBLICO
Treni, cultura e vecchi merletti
Il ritorno della Modern Monetary Theory, l’Europa forse ci ripensa
Who makes the nazis?

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi