21 Aprile 2015

LA CURIOSITA’
Con We-bike il cellulare si carica pedalando

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 3 minuti

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Se siete all’aeroporto Schipol di Amsterdam e avete il cellulare scarico (e non siete ospiti di una costosa ed elegante business lounge), oggi potete ricaricarlo pedalando. E’ l’idea dell’azienda belga WeWatt [vedi], al cui capo stanno le due imprenditrici Patricia Ceysens e Katarina Verhaegen, quella di una stazione di ricarica che si chiama We-bike. Le postazioni, di design, in acciaio e legno, ricordano le selle di uno scooter, dove, al posto della pedana, ci sono due pedali. Bastano 30 circa minuti di pedalata per ricaricare qualsiasi dispositivo elettronico e sgranchirsi un po’ le gambe prima o dopo il volo oppure durante la vostra giornata lavorativa. Webike, infatti, è stata pensata anche per le aziende, non solo per i luoghi pubblici. Quale è la sfida? (“Watt’s the challenge?”), recita lo slogan dell’azienda: diventiamo troppo sedentari, sediamo quasi tutto il giorno. E abbiamo bisogno di elettricità, ogni giorno. Qual è la soluzione? (“Watt’s our solution?”): pura elettricità umana. Cosa si guadagna? (“Watt’s your win?): uno stile di vita sostenibile e salutare (e un invito a tutti: date elettricità alla vostra mente).

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Postazioni da uffici

L’idea è stata sperimentata e applicata anche in alcuni uffici, dove invece di stare di fronte ai computer tutta la giornata, si può pedalare, magari in pausa pranzo. Qui la tavola è rotonda, con tre posti, in due si pedala (convertendo la pedalata in elettricità), il terzo è libero. Di fronte alla postazione con i pedali vi sono dei Led interattivi che indicano la quantità di energia umana prodotta e la capacità di ricarica.

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Postazioni da ristoranti

WeWatt indica che il sistema può generare circa 30 watts per postazione. Oltre ai classici banconi, sono stati progettati anche i tavolini dalla forma circolare presenti già in varie aziende di Bruxelles (come il Cameleon Shopping mall o il ristorante ExKi) e in alcune stazioni ferroviarie, come quella di Montparnasse a Parigi e dell’aeroporto Charles de Gaulle della stessa capitale francese. Pedalare per credere.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

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L’autore

Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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