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“La Fabbrica della Felicità ” cap.3 I racconti della domenica.

 



Ed eccoci dunque approdati ad un altro capito della novella che stiamo pubblicando nella rubrica “I Racconti della domenica”. Il racconto che stiamo ripubblicando a puntate è una sorta di utopia futuristica, che rappresenta in una fabbrica e nelle sue componenti un ideale utopico di società basata sul rapporto umano, che quindi rovesci in una certa misura il tecnocentrismo tipico delle fabbriche di oggi è più in generale della nostra società. L’autore di questo racconto è un giovane amministratore delegato di un’azienda italo/irlandese di base a Dublino nata da una startup innovativa. Nicola Farronato, ha voluto in questo modo raccontare il suo ideale di azienda e di conduzione dell’attività professionale. Perché innovazione e corretti rapporti umani devono andare di pari passo. Sempre.

Di seguito il capitolo terzo de “La Fabbrica della Felicità ”

03:21 “Ufficio Direzione e Strategia “→ “Che caratteristiche ha un grande progetto? Vediamo… Un grande progetto è una cosa importante. E spesso anche faticosa da realizzare. Sì, diciamo così: un grande progetto unisce alta importanza, e alto sforzo”. Con questo appunto, preso rigorosamente facendo roteare la mina di matita che imbrigliava tra le sue dita, Lucien intitolò la tavola dell’ufficio direzione e strategia. Un grande progetto spesso implica anche un lungo tempo di attese, e laboriosi steps di avanzamento. Ci sono grandi progetti personali, e ci sono grandi progetti professionali. L’imprenditore, in vece di leader e statista, decreta i grandi progetti dell’azienda, quindi in un certo qual modo propone dei grandi progetti ai suoi collaboratori. I dipendenti hanno vissuto e vivono di grandi progetti altrui, spesso messi in primo piano rispetto ai propri. “Ma questo è sostenibile?” La direzione stabilisce gli obiettivi a medio lungo termine, e ne tratteggia la strategia. Il grande progetto esce dalle fauci della direzione per realizzare un vantaggio competitivo che duri il più possibile. Grande progetto fa rima con visione, lungimiranza, anticipo dei tempi, necessità e bisogni, capacità di aprire ai collegamenti nuovi, ricerca della sostenibilità e della grande portata. L’imprenditore che persegue i suoi grandi progetti vuole avere un alto impatto, ne cela l’ambizione di arrivare, il senso di vittoria, la motivazione alla riuscita, la voglia di innovare, la necessità di crescere, il miraggio degli abbagli, la fama, il miglioramento, la riconoscenza, la moltiplicazione dei benefici, l’ascesa e l’arrivo. Coinvolgere i propri dipendenti e collaboratori è un elemento di criticità, quando si parla di certi obiettivi, che hanno bisogno di forze speciali, di grandi progetti. I grandi progetti fanno la differenza: sono quelli che avvicinano o separano l’individuo dall’organizzazione. “Quindi, come si rapportano i grandi progetti dell’azienda con quelli dei suoi protagonisti?” Lucien si stava avvicinando piano piano a maturare un costrutto logico tutto suo, circa il ruolo che i grandi progetti avevano sulla strada verso al felicità. In linea con il suo pensiero, erano dei fondamentali contenitori di emozioni positive da svelare, interruttori per alte performance, e soprattutto dovevano essere il pane quotidiano dell’ufficio. I grandi progetti rappresentano anche la via tortuosa di crescita: dell’imprenditore, dei collaboratori, e della fabbrica stessa. A Lucien era più che mai chiaro che la condivisione dei grandi progetti rappresentava il punto di equilibrio tra l’ottimale allocazione di tempo e risorse. La necessità di un alto allineamento tra i grandi progetti, della fabbrica e dei lavoratori, faceva evidentemente emergere un suo ruolo centrale nella pianificazione di felicità dei suoi elementi.

Bastava pensare per un attimo a tutto il tempo che essi trascorrevano nel posto di lavoro, per capire l’importanza e l’urgenza di tutelare l’equilibrio tra obiettivi e grandi progetti, delle persone e della fabbrica. L’ufficio direzione e strategia si sarebbe occupato di far condividere i grandi progetti all’interno della organizzazione creativa, sviluppare e introdurre schemi di valutazione e monitoraggio condivisi, creare le condizioni affinchè team di lavoro multiculturali potessero supportarne reciprocamente il raggiungimento. A piè di pagina, in calce alla tavola, c’era posto per un’ultima nota. Lucien disegnò uno schizzo di corridoio con dei monitor appesi ai muri, dai quali era possibile per tutti i lavoratori consultare le librerie dei grandi progetti in corso, nella loro fabbrica. Non era stato facile per Lucien arrivare fino a qui. La testa pensante lasciava presagire che gli arti, le membra, e il resto del corpo avrebbero avuto per lui in serbo altri tasselli di rivelazione. Il lavoro, fitto e intenso, omaggiava la sua visione del futuro, nata da una intuizione e coltivata con metodico impegno.

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