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Mi sono preso una settimana di tempo per metabolizzare il tutto ma: finalmente ho avuto modo per mettere i miei piedazzi all’interno del sempreverde Palazzo dei Diamanti e visitare l’ormai celebre mostra del noto Ligabue.
Ebbene, sono ancora un po’ sconvolto.
Come tanti della mia generazione ho conosciuto il Ligabue per via di quelle freddure – mi si passi il termine, del piffero – che scaturivano nelle peggiori scuole elementari grazie alla quasi omonimia con quel famoso cantante.
Crescendo poi, grazie a una scolarizzazione decente e a una curiosità per mia fortuna ancora bella pimpante, negli anni mi ero informato a proposito di questo artista dalla vita oserei dire tribolata.
Sempre come tanti, ho comunque un gusto – a livello di arti figurative – prettamente da autodidatta.
Devo dire che però – per quel che può valere – il mio parere generale sulla mostra è più che positivo.
Non posso certamente esprimere giudizi lamentosi sulla perizia nella gestione delle opere, anche perché a questi eventi tendo a perdermi in un mio autismo contemplativo che mi porta verso uno stato di coscienza che a parole non riesco a esprimere con la dovuta chiarezza.
Concretamente però, all’interno della stanza delle bestie feroci ho potuto constatare di persona il proverbiale effetto che fa.
Nel senso: vedere quelle bestie, raffigurate in quel modo su quei supporti, per i miei occhi e il mio animo, ha avuto un effetto diciamo come minimo balsamico.
Lungi da me tentare in questa sede una recensione ma se posso dire la mia: consiglio a chiunque di muovere il culetto per approfittare di cotanto ben di dio.
Io da qui a giugno pensavo anche di tornare a farci un giro ma vabbè, tendo a essere abbastanza ossessivo.
Non mi dilungherò ulteriormente in altre constatazioni perché – già alludendo alla stanza delle bestie feroci – per i miei canoni penso di aver detto già troppo, generando e scadendo in quelle cose che i giovani nativi di internet chiamano spoiler.
Posso però affermare che la mostra offre una panoramica sull’opera del buon Ligabue decisamente interessante per il proverbiale semplice curioso.
Poi: non so come possa essere collocabile per un esperto conoscitore di vita e carriera dell’artista in questione ma direi che non sta a me dare un giudizio su una questione così complessa.
Terminato quindi questo angolo dei consigli non richiesti, via col feroce pezzo della settimana.
Cordiali saluti e buona settimana a chiunque.

Manimal (Germs, 1981)

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