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‘La Ferrara dell’ingegner Bellei’, i sogni di un visionario tra passato e presente

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La Ferrara di oggi e quella indietro nei secoli collegate dal paranormale. Francesco Scafuri, storico dell’arte e responsabile dell’ufficio ricerche storiche del Comune, ha pubblicato La Ferrara dell’ingegner Bellei, vicende storiche e fatti straordinari vissuti da un sensitivo (Faust edizioni), un romanzo della città, nel senso che appartiene a Ferrara in ogni riferimento testuale e ipertestuale.
Lo sguardo e le conoscenze dello storico dell’arte offrono uno spaccato sociale e culturale della città antica e di quella contemporanea attraverso le vicende dell’ingegner Bellei, dotato di capacità sensitive.

Scafuri, dal poeta cortigiano Ariosto all’ingegner Savonuzzi, come ha scelto i personaggi del passato per parlare della sua città?
“Ho cercato uomini e artisti che facessero luce su aspetti poco noti. Attraverso Ariosto, ad esempio, ci avviciniamo alle incongruenze della corte estense e del suo tempo. Il protagonista Bellei, che è un nostro contemporaneo, può cavalcare con il poeta e cogliere, tramite la telepatia, i suoi pensieri. Fu quello un periodo storico di contraddizioni, perché accanto al bigottismo, troviamo un clima godereccio, il carnevale e una criminalità diffusa. Mi piaceva, insomma, l’idea di guardare la corte estense attraverso gli occhi di Ariosto. Savonuzzi, invece, mi ha dato modo di parlare di altri elementi della ferraresità, quella tipica dei mattoni e del cotto coniugata al razionalismo della pietra grigia”.

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Copertina di La Ferrara dell’ingegner Bellei, vicende storiche e fatti straordinari vissuti da un sensitivo

Il romanzo, ricchissimo di riferimenti all’arte e alla cultura ferrarese, intreccia due piani storici, il presente e il passato, e due approcci, la realtà e il paranormale attraverso cui Bellei avanza nella sua conoscenza. Perché ha deciso di ricorrere a un personaggio sensitivo?
“Perché certe cose capitano anche così. Tante volte mi sono successe coincidenze e fatti curiosi, che non avevano una spiegazione razionale. Ho cominciato a farci caso. La stessa immagine di copertina è un mio quadro del 1987 che custodivo in garage e che un giorno, mentre ero lì che cercavo una cosa con mia moglie, in mezzo a tanti altri, è caduto, il suo titolo era ‘In sogno’. Bellei è un ingegnere, un uomo di scienza e di precisione, eppure ha questo aspetto di sè, se vogliamo opposto, che gli fa vedere oltre, molto oltre, e conoscere. E allora sogni, premonizioni, telepatia e strane coincidenze mi hanno permesso di uscire dalla professione di storico per affrontare un altro tipo di narrazione”.

Dentro l’opera di fantasia, troviamo una preziosa fonte per conoscere la città. Era questo il suo intento?
“In realtà, quando ho scritto il romanzo nel 2007, volevo ricordare mia madre. Poi mi sono lasciato andare alla fantasia e ho arricchito la struttura storica procedendo secondo un doppio binario, la vita di Bellei, a sua volta narrata tra infanzia e maturità, e il passato della città con i suoi personaggi storici”.

Ritornando alle coincidenze, anche l’incontro con Vittorino Andreoli, che ha curato la prefazione, è stato qualcosa di casuale.
“Lo avevo accompagnato a visitare la nostra città e gli consegnai il manoscritto dell’opera chiedendogli una prefazione. Come lui stesso poi ha scritto, stava per rifiutare, ma poi si trovò a dirmi di sì, avverando la premonizione che avevo avuto…”

La Ferrara dell’ingegner Bellei, vicende storiche e fatti straordinari vissuti da un sensitivo, recentemente presentato in biblioteca Ariostea, è già in distribuzione nelle librerie cittadine.

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