Nell’antichità, il sacrificio era un momento molto importante: la carne, bruciando, emanava fumo. Quest’ultimo, incorruttibile, era per gli dèi. La carne, deperibile, per gli esseri umani. Nei secoli il valore simbolico del sacrificio è cambiato, connotandosi come momento di disgrazia, sino al punto più basso: il bruciare uomini e donne. Proprio in questo strano mondo capovolto si ritrova la riflessione di chi, dandosi al fuoco per non cedere al credo altrui, alzò la testa e affrontò la morte. A questo si affida l’immortalità: i miserabili che lo uccisero poterono bruciare solo le carni, ma il suo pensiero, incorruttibile proprio come il fumo dedicato alle divinità, è giunto fino a noi, come lascito per l’eternità. Ovunque, per chiunque. Baluardo di libero pensiero e libera parola.

“Dio è in ogni luogo e in nessuno, fondamento di tutto, di tutto governatore, non incluso nel tutto, dal tutto non escluso, di eccellenza e comprensione egli il tutto, di defilato nulla, principio generatore del tutto, fine terminante il tutto. Mezzo di congiunzione e di distinzione a tutto, centro ogni dove, fondo delle intime cose. Estremo assoluto, che misura e conchiude il tutto, egli non misurabile né pareggiabile, in cui è il tutto, e che non è in nessuno neanche in se stesso, perché individuo e la semplicità medesima, ma è sé.”
Giordano Bruno

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