27 Febbraio 2016

IL FATTO
La forza di Caricento? Resta ancorata al territorio

Ingrid Veneroso

Tempo di lettura: 5 minuti

“Questo è l’inverno più freddo attraversato dalle banche, meteorologia a parte”, ha detto ieri mattina Carlo Alberto Roncarati, presidente di Cassa di Risparmio di Cento, nell’aprire la conferenza stampa di presentazione del bilancio 2015 dell’istituto. Fra la congiuntura economica internazionale negativa, l’instabilità politica internazionale e la crescita dei paesi europei in stallo, pare di capire che per l’economia mondiale la primavera sia ancora lontana. In realtà Caricento può  vantare invece ancora un discreto praticello verde e fiorito.
“Il sistema bancario risente pesantemente della situazione economica globale – ha spiegato Roncarati – le sofferenze continuano a crescere, con un pesante contraccolpo sulla vita degli istituti di credito”. Nel citare le sofferenze il presidente non si riferiva ai mali di stagione, bensì ai finanziamenti ad aziende e privati, famiglie, che non vengono coperti, restituiti ma – a quanto pare – la Cassa di Risparmio di Cento presenta ancora una stabilità e solidità invidiabile per una banca di piccole dimensioni. “Negli anni abbiamo costruito un buon credito, mantenendo una esposizione più bassa rispetto alle banche più grandi e garantendoci un margine di sicurezza con attente politiche di capitalizzazione, distribuzione dei dividendi e accantonamento. Queste politiche hanno permesso di avere una copertura sicura alle sofferenze attuali, come un fenomeno previsto, già calcolato”.
Fortemente legata al suo territorio di riferimento, con 47 filiali distribuite fra le province di Ferrara, Bologna e Modena, la Cassa ha operato nel corso del 2015 per ottimizzare le proprie risorse. “Abbiamo ridotto i costi di gestione e investito sulla riorganizzazione della struttura, sulla comunicazione, sulla stabilizzazione e formazione dei nostri giovani collaboratori.” ha incalzato Roncarati. A guardare le cifre fornite dall’ufficio stampa, la Banca ha un impatto forte e positivo sulla sua comunità territoriale di riferimento. Con un utile netto di oltre 3 milioni di euro, un patrimonio stabile a 197 milioni e il Cet1 (indice di solidità bancaria) all’11,80%, quasi 5 punti sopra quanto richiesto dalla Bce, la Cassa conferma di riuscire a navigare nel mare in tempesta della finanza contemporanea.
Nel frattempo ha aperto una nuova filiale operativa a Comacchio, ha riaperto la filiale di Pieve di Cento, chiusa per il sisma 2012, ha assunto a tempo indeterminato 12 giovani e ne ha inseriti 20 nella rete commerciale. Nel 2015 il numero dei clienti è cresciuto di circa 5.000 unità: +12% per ciò che riguarda le imprese e +53% per i privati, mentre il parterre degli azionisti è salito a quota 10.004 e il mercato dei mutui – nonostante la crisi del mattone – ha registrato un +8,8%. “Questi numeri sono il segnale che abbiamo la fiducia del territorio, con il quale noi continuiamo a colloquiare: nel 2015 abbiamo partecipato alla vita culturale e sociale con circa 400 sponsorizzazioni, abbiamo altre 9 nuove filiali in arrivo e l’implementazione dei nostri sistemi di digitalizzazione dei sistemi, che facilita la vita dei nostri clienti, è una realtà ineluttabile.”

La Cassa di Risparmio di Cento si conferma quindi una banca del territorio per il territorio, ma come si pone nei confronti delle grandi? “La Banca centrale europea impone le stesse regole alle grandi e alle piccole banche locali. Questo da un lato impone un maggiore sforzo gestionale, dall’altro ci permette di studiare la nostra posizione nell’ambito del mercato bancario generale. Il quadro che ne abbiamo è rassicurante e dimostra che le nostre politiche, volte alla ricerca della stabilità nei periodi positivi, stanno effettivamente sostenendo la banca in questo brutto momento”, ha spiegato Ivan Damiano, direttore generale dell’istituto, sciorinando dei dati interessanti.
Secondo gli studi comparativi commissionati dalla Caricento e condotti da un famoso istituto di analisi finanziaria di Bologna, la Cassa di Cento guadagnerebbe la fiducia delle Bce per quanto riguarda lo Srep (la pagella che la Bce dà alle banche), e lo “Stress Test” e lo Asset Quality Review, ossia l’indice di solidità: i parametri di CrCento vanno infatti ben oltre il minimo richiesto dalla stessa Bce. La CrCento, come piccola banca, non ha l’obbligo di sottoporsi a questi studi ma applicare la valutazione di questi parametri, gli stessi utilizzati per misurare le grandi banche, consente di capire precisamente in che direzione va la corrente e in quale posizione l’istituto si trova. “Alla luce dei risultati ottenuti, possiamo affermare che tutto quello che è stato fatto, in proiezione attuale quanto prospettica, attesta positivamente la solidità della banca e ci dà ragione degli investimenti fatti in passato e nell’anno appena chiuso.”
Se non avessero dovuto sostenere la “cambiale del bail-in” per salvare le banche in crisi, i conti della Cassa di Cento si troverebbero in attivo, meglio dell’anno passato: “Al 7 dicembre 2015 siamo stati informati che avremmo dovuto esborsare 3,2 milioni di euro per salvare delle banche concorrenti, a bilancio ormai chiuso. Fatto questo ci siamo trovati con un utile di 3,036 milioni di euro: se non avessimo dovuto sostenere questa spesa avremmo chiuso a 5.080 milioni di euro, con una crescita del 2,9% rispetto al 2014.”



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