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La generazione Greta e gli adulti benpensanti

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Stanno riscuotendo un grande successo sui social le affermazioni, in risposta alle manifestazioni dei giovani contro il cambiamento climatico, di un giornalista australiano. Tradotte più o meno fedelmente, suonano così: “Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.” .

L’autore di queste frasi è Andrew Bolt. Intanto, chi è costui? E’ un giornalista australiano noto alle cronache, tra le altre cose, per aver negato il fenomeno della vendita massiva di bambini aborigeni alle ricche famiglie bianche. Ha anche affermato (lui, figlio di immigrati olandesi) che l’Australia stava per essere colonizzata dall’immigrazione che stava trasformando, a suo dire, il paese da una casa in un hotel. Ha poi di recente difeso pubblicamente il cardinale George Pell, assolto dall’accusa di abuso su minori perchè non provata “oltre ogni ragionevole dubbio”. [Ca va sans dire, Pell afferma che l’omosessualità è sbagliata e non è vero che gli omosessuali siano discriminati, e ha condotto una campagna volta ad impedire l’adozione alle coppie omosessuali. Non so se questa divaricazione tra moralismo pubblico e vizi privati vi ricorda qualcosa].

Ma torniamo a Andrew Bolt, il giornalista neostar, censore di Greta Thunberg, che viene portato ad esempio come colui che finalmente smaschera l’ipocrisia dei giovani viziati che manifestano contro la crisi climatica. Analizzo ogni sua affermazione, che i suoi sostenitori definiscono di grande buon senso: “Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula”. Immagino che lui (che ha 62 anni) invece lavori in una sauna con tasso di umidità al 98 per cento, pur di preservare il suo paese dall’eccesso di ozono nell’aria. Ma sarebbero “i giovani” di adesso i primi ad avere “preteso” l’aria condizionata.  “Le vostre lezioni sono tutte fatte al computer”; lui invece scrive ancora con carta, penna e calamaio. “Passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici”; lui invece si illumina casa, da quando è nato, con lampade a petrolio e comunica con segnali di fumo.  “Invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche”; lui invece in ufficio ci va facendo la maratona ogni giorno, ne sono certo. “Siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy'”; a differenza sua, che indossa abiti di 40 anni fa e non ne ha comprati altri (come tutti quelli della sua generazione, del resto). Poi arriva il vero capolavoro del suo ragionamento: “Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fatevi un panino invece di acquistare cibo confezionato. Niente di ciò accadrà, perché siete egoisti, mal educati, manipolati da persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile mentre vi trastullate nel lusso occidentale più sfrenato. Svegliatevi, maturate e chiudete la bocca. Informatevi dei fatti prima di protestare”. I giovani quindi devono morire di caldo in estate, tornare nelle grotte, accendersi un fuoco coi legnetti per scaldarsi d’inverno e leggere a lume di falò per avere la credibilità che dia loro il diritto di protestare. Solo loro, naturalmente. Tutti gli altri, tutte le generazioni precedenti possono continuare a fare il cazzo che gli pare. Non hanno mica problemi, loro. Intanto non protestano. Poi tra vent’anni saranno morti, per cui che gli frega del pianeta che lasceranno ai figli. Che si arrangino.

Vorrei capire che razza di buon senso sarebbe quello di attribuire all’ultima generazione, nata al massimo venticinque anni fa, le colpe di un collasso climatico i cui prodromi sono rinvenibili come minimo nell’era dello sfruttamento massiccio dei combustibili fossili. Vorrei che qualcuno mi spiegasse per quale motivo i ventenni di adesso non avrebbero il diritto di lottare perchè anche loro, dannazione, usano il pc o l’automobile. Vorrei che qualcuno mi spiegasse per quale ragione loro non possono parlare, perchè sono viziati, mentre noi possiamo continuare a fare come nulla fosse perchè non stiamo sempre a fare casino. Ci facciamo i cazzi nostri, noi. Questa è la nostra scriminante, il salvacondotto che ci consente di continuare a precipitare dal centesimo piano dicendo “sono al trentesimo e ancora va tutto bene”. Perchè non rompiamo i coglioni.

A me pare che l’ipocrisia stia tutta dalla parte degli adulti, che pretenderebbero che la generazione che combatte per un mondo diverso conducesse una esistenza monacale e premoderna per conferire credibilità alle proprie rivendicazioni. Come se il mondo nel quale sono nati e si trovano a vivere, come se questo modello di sviluppo nel quale si muovono, spesso con una consapevolezza ispirata a quell’ istinto di autoconservazione che noi abbiamo perduto, lo avessero creato loro vent’anni fa. Vengono in mente le parole di Vasco Rossi quando cantava “siamo solo noi, che non abbiamo vita regolare,
che non ci sappiamo limitare…siamo solo noi, quelli che non hanno più rispetto per niente, neanche per la gente”.

 

 

 

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