Home > FRA LE RIGHE / RUBRICA > La giusta distanza in amore al tempo degli ex
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Qual è la giusta distanza fra due persone perché il legame non scivoli pericolosamente nella simbiosi o non diventi estraneità per eccesso di lontananza?
Gloria Husmann (psicologa) e Graciela Chiale (sociologa), nel saggio “L’amore al tempo degli ex. Ti amo… ogni giorno di meno” (edizioni Biglia Blu, 2014), raccolgono e analizzano le storie di uomini e donne che hanno vissuto l’esperienza della coppia e del suo fallimento, ma anche della sua riuscita.
Le due studiose osservano come le relazioni siano figlie dell’ambiente di provenienza delle persone e della società contemporanea: dalle relazioni si può entrare e uscire con poco impegno e senza particolare progettualità. Si tratta di legami “fragili”, la loro ragione, sostengono Husmann e Chiale, è riconducibile al modello in cui le persone hanno vissuto, fatto di poco tempo e poco spazio, genitori indaffarati in altro, la solitudine come compagnia. I legami fragili, perciò, non conoscono la condivisione e mettono al riparo dalla sofferenza per un eventuale abbandono. Si cerca, insomma, di giocare d’anticipo sul dolore.
Ma come lo si sceglie l’altro? E perché, dopo i primi entusiasmi spesso confusi con amore, salta fuori l’incongruenza? La scelta del partner fatta per ansia o per colmare un vuoto, è quasi sempre dannosa perché sopraffatta da un’urgenza fuorviante che fagocita il tempo naturale e impreciso che serve per un consolidamento fra due persone. Ci si fulmina e poi fa più male di prima.
“La distorsione della percezione” dell’altro, che in genere avviene nella prima fase di un rapporto, induce ad attribuire all’altro, arricchendolo, capacità che, dopo un po’ di tempo, sembreranno davvero ridimensionate o, nel peggiore dei casi, deludenti. Uno degli errori è considerare l’altro come completamento, se non addirittura riparatore. Ma l’altro è l’altro.
Ciascuna coppia procederà, poi, in base alla sua “architettura artigianale”, un work in progress che può resistere anche per anni, se fatto di riscoperta, negoziazione, comunicazione profonda e rispetto per l’autonomia delle parti.
P.S.: che l’amore sia una mèta e non un inizio, anche Husmann e Chiale ci ricordano che lo avevamo già imparato con Erick Fromm…

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