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Pietro e Fevronija, una favola d’amore
pietro-fevronja
Tempo di lettura: 4 minuti

Scoperto in Russia, qualche tempo fa, questo libriccino edito da Sellerio, ci è piaciuto, ci ha portato a volare lontano nel tempi e con la fantasia. Ci ha distratto per un attimo dal caos e dal rumore della contemporaneità. Eccoci allora trascinati in una bella e dolce favola d’amore, quelle storia che, per i russi, rappresenta da sempre la vera festa di San Valentino, che si celebra, fra i fiori e i colori, nel tiepido mese di luglio. Nulla a che fare con la ricorrenza occidentale di febbraio.

Saltiamo indietro nel passato, allora. Estraniamoci da tutto e tutti per un po’. Ci ritroviamo in una cittadina piccola e verdeggiante, circondata da siepi fiorite e da campane che suonano a festa. Seguiteci con costanza, pazienza e curiosità. Non ve ne pentirete.

Narrazione della vita dei nuovi santi
Taumaturghi di Murom, del pio
e venerabile e lodedegno principe Pietro,
chiamato Davide nell’ordine monastico,
e della sua sposa, la pia e venerabile
e lodedegna principessa Fevronija,
chiamata nell’ordine monastico Eufrosinija.

Tintinnii di campanelle argentate, che richiamano vecchi e giovani al pranzo della domenica, accarezzano le nostre orecchie, non più abituate, ormai, a suoni leggeri, delicati e preziosi, come le note dell’armonioso, delicato e unico Abel Korzeniowski, giusto per entrare in sintonia con un altro mondo, che pur immerso in alcune difficili e delicate traversie, resta fatto di leggerezza e di amenità. Ma soprattutto di amore puro.
Ci troviamo in una piccola città chiamata Murom, nella terra della Rus’, governata da un gentile e amabile principe pio, chiamato Paolo. Alle orecchie del principe è arrivata la voce che il fratello Pietro, con la quasi magica spada di Agrik, un giorno avrebbe ucciso il drago malvagio che turba da tempo la vita del regno. Pietro avrebbe allontanato quella minaccia orribile incombente sui cieli sereni del regno. Un eroe coraggioso, come ve ne erano in una lontana epoca passata non dimenticata. Di cui avremo tanto bisogno anche oggi.
Uscito stremato dalla lotta, Pietro si sarebbe trovato ricoperto dal sangue immondo del drago ucciso, che gli avrebbe provocato ferite terribili e una grave malattia.
Ecco allora arrivare a guarirlo una giovane, bella, delicata e umile fanciulla, Fevronija.
Una magia, un unguento miracoloso che sa e profuma di amore e il principe che la prende subito in sposa. Non ci pensa molto, come dovrebbe essere, il miracolo è arrivato. I boiari di corte si oppongono a quell’unione, la fanciulla è di origini troppo umili per regnare e, per andarsene, le offrono ogni tipo di ricchezza terrena. Quella ricchezza, aggiungeremo noi, che non ha nulla a che vedere con l’amore e alla quale, per esso, si può sicuramente rinunciare. Fevronija ci piace molto, quando pronuncia, sicura, la più bella frase del libro, null’altro altro chiedo, solo lo sposo mio, il principe Pietro. Allora la coppia lascia la cittadina, anche Pietro non è disposto a rinunciare a quell’amore, ma le lotte fratricide iniziano a turbare e scuotere la cittadina. L’essere umano spesso preferisce odio e guerra all’amore.
Finché, un giorno, Pietro e la sua amata vengono richiamati per governare un popolo che, grazie a quella miracolosa unione, potrà vivere a lungo in pace e tranquillo, assistito dalla carità della giovane donna e dall’amore che si diffonde dalla stessa coppia, fortemente unita, come una calamita che tutto attira. Perché l’amore alla fine emana il suo profumo e trionfa.
Ad un certo punto, tuttavia, desiderosi di aiutare il proprio popolo in maniera ancora diversa e più intensa, entrambi decidono di prendere i voti. L’amore coniugale si trasforma in amore per l’umanità intera, in totale dedizione a un mondo pesantemente sofferente.
Pietro e Fevronija chiedono solo di essere deposti, alla fine dei loro giorni, nel medesimo avello, due loculi in una sola pietra, distinti unicamente da un divisorio. Per via dei voti monastici, la gente reputerà disdicevole riporli nel medesimo avello. Ancora l’ignoranza dell’essere umano, che stenta a comprendere.
Moriranno insieme, nello stesso momento, in luoghi diversi e, pur sepolti in luoghi separati, per ben due volte verranno ritrovati uniti. Nella cattedrale della purissima vergine. Insieme, per sempre. In un unico eterno abbraccio. Perché questo è amore.

“La fiaba d’amore dei principi russi Pietro e Fevronija”, Sellerio, 1991, 56 p.

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