Hands Of The Priestess (Steve Hackett, 1975)

È curioso, ancorché risaputo, come lo stesso identico posto, immutato nella sostanza, possa cambiare aspetto e significato a seconda della luce che lo investe.
Durante le ore diurne, mentre il sole illumina ogni cosa, un prato fiorito circondato dal bosco ci appare come un luogo ameno, un regno di quiete e spensieratezza dominato dalla gioia di mille colori. Al contrario, quando il prato viene oscurato dalle tenebre della notte e i colori dei fiori lasciano il posto al nero delle ombre, quello stesso luogo si trasforma in un teatro d’incubi dominato dal presagio di mille pericoli.
Lo stesso accade nella cameretta di un bambino: ai suoi occhi, di giorno, è il regno dei propri giochi, il luogo in cui rifugiarsi per vivere le avventure della fantasia. Di notte tutto cambia e si deforma: ciò che prima era il luogo più sicuro diventa un posto da cui fuggire. Un territorio ostile in cui ogni angolo buio può nascondere un mostro pronto a ghermire.
Ma non è solo questo: l’umore stesso subisce l’influenza della luce, cambia e si trasforma in funzione di essa. Se siamo avvolti da una calda luce solare, siamo spesso portati all’ottimismo. se invece ne veniamo privati, entrando in una cappa di grigia penombra, anche il nostro iniziale entusiasmo perde via via colore e consistenza.

Ebbene, in breve tempo avrei appreso che, se nell’immaginario del mondo terreno il buio rappresentava un’indefinibile condizione d’incertezza e un’ancestrale idea di pericolo, nel mondo in cui mi trovavo ora il buio ne era la concreta annunciazione.
In altre parole, le tenebre erano la condizione necessaria perché i pericoli si potessero materializzare.
Finalmente capii che il male si originava e traeva la sua forza dal buio!

E tutto questo perché, come ebbi conferma di lì a poco, in quel mondo il buio non proveniva da uno spazio fisico ma dall’anima. Era la sua parte oscura che fuoriusciva liberando i demoni che ne erano imprigionati.
Se, per ciò che mi fu detto, ogni anima era costituita per metà di luce e per metà di buio, nella luce albergava il bene mentre nel buio restava in agguato il male.
L’eterno dualismo, che secondo le dottrine era alla base dell’esistenza, condizionava quel mondo in modo inequivocabile. Ed io, che di quel mondo ero vittima e carnefice, creavo e distruggevo mio malgrado tutto ciò che mi circondava senza poter fare null’altro che subire le conseguenze della mia stessa volontà.

Nel bene come nel male. Nella luce come nel buio.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
Kin*s of the wild frontier
La sindrome di Zuckerberg
Discipline!
Passerà questa nottata.
“Il mio Canto Libero dei medici italiani”: guarda il video

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi