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melodia-della-terra-copia_DA-CAMBIAREIn una simile notte è impossibile tacere, una notte simile è fatta per cantare.

Un piccolo villaggio della Kirgisia, una storia d’amore profondamente rara e coinvolgente scritta da un Ministro di Gorbachov durante la Perestroika, ambasciatore della Kirgisia in Lussemburgo e in Belgio, Tschingis Aitmatov, classe 1928, scomparso a Norimberga nel 2008. Melodia della terra, Giamilja, fu scritto nel 1958 e l’editore Marcos y Marcos lo propone al pubblico italiano nel 2006. Lei è una bellissima e dolce ragazza, Giamilja, lui, Danijar, un giovane ombroso, scontroso, taciturno e timido dal passato oscuramente triste. Una difficoltà a camminare che ricorda la sua ferita di guerra, causa del suo rientro, tutti gli uomini del villaggio sono partiti verso un destino macabro da cui spesso non si ritorna. Così anche il marito della fiera, bellissima e indipendente Giamilja, lo scostante e distante Sadyk, che non la ama come si dovrebbe, che nelle lettere dal fronte dedica alla giovane moglie solo poche e fredde parole in calce alle pagine indirizzate alla madre.
I cavalli galoppano nella steppa immensa, il cognato della giovane, Seit, accompagna la coppia mentre corre veloce verso un amore indimenticabile, al suono del canto profondo di Danijar. La polvere toglie il respiro, così come quelle parole regalate al vento, mani che si sfiorano, labbra che si serrano, sguardi che si sforzano di non incrociarsi. Nella canzone di Danijar “non c’erano quasi parole, essa apriva senza parole l’anima profonda dell’uomo. … Non somigliava né alle canzoni kazake, né alle canzoni kirghise, ma c’era in essa qualcosa delle une e delle altre. … Portava in sé tutte le più belle melodie dei due popoli fratelli e le fondeva in una sola canzone impossibile a ripetersi. Era una canzone dei monti e delle stelle, che ora s’alzava sonora come i monti kirghisi e ora si stendeva senza barriere come la steppa kazaka”. Ciò che sorprendeva era la passione, l’ardore che permeava la melodia stessa. Qualcosa che usciva dal cuore. Danijar era un uomo profondamente innamorato e non solo di un altro essere umano; si trattava di un amore diverso, quello della vita e per la vita, della terra e per la terra. E mentre l’eco della canzone si perdeva nella steppa assonnata, i sogni fiorivano e il grano maturava, turchino come una fata, ondulando in attesa della mietitura. Il vento recava il profumo di mele, i fuochi dei contadini si spegnevano lentamente, i mieli caldi del mais in fiore odoravano come un latte appena munto, l’erba medica era umida, la pioggerellina leggera e dorata mormorava. Man mano che l’amore di Giamilja e Danijar affiorava, anche per Seit sbocciava una passione incontenibile, il desiderio di trasporre su tela e di rendere immortale la bellezza di quello slancio che non vacilla attraverso la pittura.
Sapori mediorientali, echi rurali, bellezza e purezza del canto, potenza delle parole e della natura stregano il lettore. Le note continuano, le sentiamo ovunque, tutto sa di amore profumato. Fino alla fuga verso di esso, incuranti del destino. Solo tenendosi per mano.

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Tschinghis Aitmatov, Melodia della terra, Giamilja, Marcos y Marcos, 2006, 108 p.

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